Di Armando Allegretti

PERUGIA - Martedì 6 settembre sarà sciopero generale. Questa è la decisione presa dalla Cgil al termine della riunione dei segretari generali di categoria e territoriali, che si è svolta a Roma il 23 agosto. Lo stop di 8 ore per ogni turno è stato indetto per dire no ad una Manovra definita “iniqua e sbagliata”.

La stessa Cgil si è vista costretta a bruciare le tappe della mobilitazione scegliendo l’ultimo giorno utile per opporsi alla manovra, poichè la discussione in Senato sul decreto si concluderà molto probabilmente con il voto in Aula e senza fiducia, il 7 settembre. Fino ad arrivare alla Camera dove il Governo successivamente dovrebbe blindare il testo con la fiducia.
Lo sciopero previsto il 6 settembre - secondo quanto riferito ad Umbrialeft - si articolerà in diverse manifestazioni territoriali e potrebbe non escludere ulteriori iniziative, già programmate dalla Cgil, come quelle previste a sostegno della vertenza sulla riforma fiscale. A tal proposito Mario Bravi, segretario generale della Cgil non ha dubbi: “Lo sciopero generale di otto ore proclamato per il 6 settembre dalla nostra organizzazione è una risposta necessaria di fronte all'ingiustizia, all'iniquità e alla pericolosità della manovra economica che il Governo ha predisposto e si appresta a varare”.

Per l'Umbria la manovra rappresenterebbe un colpo durissimo. Così ha detto ieri, nel suo intervento nella segreteria allargata della Cgil nazionale, il segretario generale Susanna Camusso. “L'assenza di qualsiasi misura finalizzata alla crescita e della minima parvenza di una politica industriale in questa manovra – ha detto Camusso – rischia di compromettere definitivamente quelle regioni, come la Sardegna e l'Umbria, dove è già in atto una pesante crisi del sistema industriale e manifatturiero”.

“Siamo già impegnati a costruire questo appuntamento fondamentale, che ancompagneremo con più manifestazioni nella nostra regione, sapendo che con lo sciopero chiediamo un sacrificio importante a lavoratrici e lavoratori, anche dal punto di vista economico. Tuttavia – afferma ancora Bravi – sappiamo che questa manovra pesa tutta su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre non tocca come al solito i grandi patrimoni, gli evasori fisacali e nemmeno gli sprechi della politica, abbattendosi invece sugli enti locali e quindi sui cittadini”.

“Se non ci mobilitiamo contro una manovra come questa quando dobbiamo mobilitarci allora?” – ha concluso Bravi.

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