di N.B.

PERUGIA - Dopo tagli agli organici, blocco delle assunzioni fino al 2014 e soprattutto il congelamento degli aumenti contrattuali, scatta la rivolta anti-politici (non solo Brunetta ma tutta la classe dirigente politica) intesa come casta intoccabile da parte di una fazione consistente dei dipendenti pubblici e degli enti locali umbri. Stavolta l'operazione anti-casta è messa in moto dalla Uil che tra i pubblici può contare una discreta rappresentanza sindacale. Al di là del folcloristico - e poco utile...in verità - invio di una lettera telematica al Governo e i suoi rappresentanti previsto per il 14 luglio prossimo  per rivendicare sia la detassazione del salario di produttività dei lavoratori del pubblico impiego, sia l’estensione del riconoscimento delle attività usuranti a determinate categorie del settore pubblico; la Uil sferza un colpo alla cosiddetta casta. 

"Come Uil-Fpl - spiega il segretario regionale Marco Cotone -  riteniamo che prolungare il blocco della contrattazione nazionale non significa rimettere a posto i conti pubblici. I risparmi maggiori devono derivare proprio dal taglio delle poltrone di chi ci governa: si pensi agli oltre 145mila eletti a vario livello negli organi di governo, agli stipendi dei politici, alle loro pensioni d’oro, alle troppe società di consulenza e ai tanti privilegi".

Poi le critiche si abbassano al livello regionale: "Giunta regionale debba intervenire al più presto per la riduzione dei vitalizi dei nostri consiglieri. Inoltre, un altro filone che necessita chiarezza quanto a spese è quello dei tre consorzi di bonifica presenti in Umbria". 

Infine la Uil-Fp boccia la manovra anti-dipendenti pubblici del Goveno: "I lavoratori pubblici – conclude Cotone - hanno già pagato un conto salato con la manovra 2011. In Umbria, tanto per fare un esempio, i 20mila dipendenti umbri perdono, a causa dei mancati rinnovi, qualcosa come 20 milioni di euro nel periodo 2010-2013". 

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