Dopo che la coppia di fatto Morroni-Monacelli è tornata per un pò a spasimare fino alla prossima promessa di separazione, le loro effusioni hanno concepito una proposta di riutilizzo del Calai povera, debole e confusa. Presentata nel corso della seduta di un consiglio comunale aperto andato completamente deserto, sembra filiazione diretta di quella misera figuraccia ed è povera perchè priva di ogni base progettuale seria, concreta e fattibile: non è fondata sui bisogni di salute effettivamente presenti sul territorio; scimmiotta solo e alla meno peggio, quasi per sentito dire, le più varie proposte e le più disparate sollecitazioni che si sono fatte avanti da anni a questa parte; si riduce tutta ad una sorta di collage di idee il più delle volte oziose e del tutto inconsapevoli del contesto di politica sanitaria in cui ci si muove; evita di prendere di petto le problematiche più serie dei cittadini che si rivolgono ai servizi socio-sanitari e non si pone affatto l'obiettivo prioritario di una loro seria riqualificazione.
E' debole perchè nonostante in essa si faccia più volte, anche ossessivamente, riferimento al Piano sanitario regionale, da esso se ne trae fuori con tutte le prevedibili conseguenze di una sua inaccettabilità da parte della Regione.
E' infine confusa, totalmente confusa, in quanto la modalità del copia-incolla con cui è stato frettolosamente e maldestramente redatto il documento, per parlare di tutto, finisce con il chiedere, di fatto, il nulla. Tant'è che la proposta, a ben guardare i dettagli, prefigura un futuro di promiscuità a servizi -sociali, socio-sanitari e sanitari- che sono completamente differenti per natura, oggetto e missione e che in alcuni casi saranno in tutto di competenza e nella titolarità del Comune: parliamo dunque del niente visto che i servizi sociali a niente sono stati ridotti da questa Giunta. E prefigura una situazione in cui risulta tuttora per niente chiaro se il profilo gestionale dei servizi a carattere socio-sanitario che ci si propone di confermare o di realizzare resti di natura pubblica e nell'alveo del servizio sanitario regionale o si promuova un'avventura privatistica.
Il duo Morroni-Monacelli, venerdì prossimo, si recheranno dalla Presidente della Giunta regionale Marini con un'altra figuraccia in tasca fin dalla partenza e torneranno con un pugno di mosche. Diranno che sarà colpa della Regione e della sinistra cattiva che non rispetta gli impegni con i gualdesi e la buona creanza tra le Istituzioni, torneranno ad issare le bandiere del campanilismo, cercheranno di gettare altro fumo negli occhi dei cittadini e alzeranno più alti polveroni. Ma la verità sarà che questo Sindaco, questa Giunta, questa maggioranza e la sua bionda appendice in Consiglio regionale sono stati incapaci di produrre alcunchè di concreto e di fattibile, anche solo come ipotesi progettuale, dimostrando inconcludenza e incompetenza e sono stati del tutto inefficaci a promuovere una mobilitazione della Città su un obiettivo doveroso e sacrosanto come quello della riapertura del Calai.
La mancanza di credibilità al cospetto dei gualdesi che si sono disinteressati della loro prova di forza e del loro vuoto esercizio di propaganda nel consiglio comunale di lunedì scorso, sarà pertanto la stessa con cui si presenteranno al cospetto della Regione. L'aggravante è che la protervia e il vuoto che le destre gualdesi di Morroni e della Monacelli stanno dimostrando su questa questione nasconde solo la volontà di liquidare la sanità pubblica nella nostra Città. In un momento in cui dalla manovra del governo nazionale giungono le più infauste notizie su ulteriori tagli lineari alla sanità e al welfare, di reintroduzione dei ticket per il pronto soccorso e le visite specialistiche e si confermano le vecchie sulla soppressione del Fondo per la non autosufficienza, rimandando ancora una volta ogni confronto sull'introduzione dei livelli essenziali di assistenza, sociali e sanitari, i masnadieri gualdesi della sanità privata hanno la sfacciataggine e l'impudenza di spacciare per risarcimento dei gualdesi dato dalla sacrosanta concretizzazione degli impegni del Protocollo d'intesa del 2005 sul riutilizzo del Calai, quello che diventerebbe un regalino a chi nella sanità vuol fare solo profitti.
La nostra assenza annunciata nel consiglio comunale di lunedì non si deve per niente ad un'attitudine aventiniana, bensì al rifiuto di trattare un argomento così importante ed urgente con la fretta dei neofiti e degli imbonitori che hanno solo interesse a fare nulla di più che mera propaganda e, se ci scappa, di togliere ai cittadini per dare ai soliti noti. Il grande obiettivo comune del riutilizzo del nostro vecchio ospedale deve essere al contrario realizzato senza ridicoli colpi di mano, ma attraverso la coprogettazione di un'ipotesi di ridestinazione e di riutilizzo concretamente fattibile, economicamente sostenibile, appropriata sotto il profilo della qualità dei servizi, rispondente ai bisogni veri e più urgenti della popolazione. Tutti elementi che possono riportare la vicenda della riqualificazione del nostro vecchio ospedale dalle fumosità e dalla confusione progettuale alla più concreta, ragionevole ed efficace attività di realizzazione di un progetto che possa rilanciare la sanità di Gualdo e al contempo restituire al Calai la funzione storica di presidio della salute in grado oggi di rispondere ai bisogni anche inediti o ancora inevasi della popolazione locale e di offrire nuove possibilità integrative di servizi capaci di riattrarre utenza dall’intero territorio, dall’intera Regione e da altre realtà del nostro Paese.
La realizzazione di un polo sanitario e socio-sanitario complesso ed integrato, che metta in rete e valorizzi l’assistenza e la riabilitazione per anziani e disabili, punti sulla riqualificazione del centro di riabilitazione cardiologica, riqualifichi tutti i servizi territoriali e socio-sanitari ascrivibili al Centro salute della ASL nei settori della specialistica ambulatoriale, della prevenzione, dell’infanzia, della maternità, delle dipendenze e ricostruisca un rapporto proficuo di integrazione con i medici di base, costituisce dunque la scommessa prinicipale per garantire il conseguimento pieno e definitivo di questa grande scommessa cittadina. La realizzazione di questo progetto che è perfettamente in linea con le giuste e sacrosante aspettative dei gualdesi necessita del rispetto pieno del Protocollo di Intesa del 2005, deve salvaguardare il carattere pubblico dei servizi, deve porsi l’obiettivo di riqualificare e di potenziare dei servizi altrimenti destinati al tracollo, deve mettere al centro il cittadino ed i suoi bisogni, deve valorizzare il capitale umano e sociale del territorio, può contare sul valore aggiunto delle organizzazioni del volontariato e del Terzo settore, deve rispondere a criteri di equità di trattamento che il nostro territorio, in termini di impegni, di servizi e di risorse, merita al pari degli altri che fanno parte dello stesso bacino della ASL 1.
Su tutto ciò verte la nostra proposta di riutilizzo del Calai che venerdì prossimo il consiglio comunale sarà chiamato a discutere e che di seguito riportiamo ancora una volta:
1- La struttura che attualmente ospita l'EASP deve continuare a svolgere una sua funzione ed in essa va previsto il mantenimento di almeno trenta-quaranta posti letti di Residenza Protetta da utilizzare per gli anziani con minore bisogno di assistenza;
2- I restanti posti di Residenza Protetta, quelli per gli anziani che richiedono un'assistenza più complessa, vanno ricollocati al Calai, insieme alla RSA, alla Comunità alloggio per disabili adulti gravi, al Centro diurno Alzheimer, con l’aggiunta di 6 posti per degenti, e ai servizi diurni socio-riabilitativi per disabili adulti e minori;
3- Va riconsiderata l'opportunità di assegnare a Villa Luzi la funzione per cui è stata ristrutturata, ovvero quella di un'unità di convivenza per anziani autosufficienti, ospiti di mini appartamenti indipendenti ma con ambienti comuni di socialità;
4- Il potenziamento della specialistica poliambulatoriale (odontoiatria, oculistica, pediatria, ortopedia, fisioterapia ecc.) del Centro Salute che può essere reso possibile e più funzionale grazie anche alla collaborazione con gli studi dei medici di base ed all'integrazione con la medicina del territorio. Una Casa della Salute, quindi, che renda effettiva l'integrazione tra ospedale, territorio e medici di base;
5- Il rilancio del Centro di riabilitazione per cardiopatici deve poter contare sull'introduzione di un servizio di day hospital in loco. Nelle condizioni operative attuali ed in assenza di risposte forti come quella sopra richiamata, il rischio di un progressivo ed ulteriore decadimento di questo servizio si fa sempre più concreto ed inevitabile, almeno nella collocazione del Calai;
6- Il mantenimento ed il rilancio dei servizi per l’infanzia, la maternità, la genitorialità, le dipendenze e la salute mentale, per quest'ultima anche attraverso l'attivazione di un servizio di unità di convivenza per soggetti psichiatrici;
7- L’implementazione delle risorse e la riqualificazione dei servizi di assistenza domiciliare per anziani, disabili e non autosufficienti, la riorganizzazione dei servizi palliativi di cura per i malati terminali, la riqualificazione del servizio di guardia medica;
8- La possibilità di ripristinare a Gualdo un presidio di 118 che, in presenza di un polo sanitario così strutturato, possa garantire l'opportuna assistenza medica nelle prevedibili emergenze.
Gubbio, Umbertide e le altre realtà umbre che si citano sempre per piangerci addosso e molto spesso a sproposito hanno sempre puntato su questi stessi obiettivi e hanno vinto quasi sempre le loro sfide: a Gualdo si vuol parlare d'altro, solo parlare però, e la sconfitta è ancora una volta dietro l'angolo, senza neanche aver ingaggiato una battaglia vera per il bene comune e per il futuro della Città. Noi non ci rassegniamo.

 

Gianluca Graciolini

Condividi