PERUGIA - Si e' alzata chiara e forte la voce dei metalmeccanici umbri durante la manifestazione regionale che si e' tenuta questa mattina davanti alla concessionaria Fiat di via Piccolpasso a Perugia, per ribadire che ''anche in Umbria il modello Marchionne va respinto con forza'' e che ''lavoro e diritti devono camminare insieme''.

La partecipata mobilitazione ha accompagnato cosi' lo sciopero generale di otto ore indetto per la giornata di oggi e che in Umbria interessa circa 25mila lavoratori. Obiettivi dello sciopero, ricordati anche dai cartelli, striscioni e slogan dell'iniziativa perugina, sono quelli di riconquistare il contratto nazionale, senza deroghe, per difendere i diritti dei lavoratori, la democrazia e la rappresentanza sindacale, oltre che di sottolineare che la scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori e a Pomigliano D'Arco e' ''un atto antisindacale, autoritario e antidemocratico senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro paese dal dopoguerra''.

Pertanto, la scelta di fare la manifestazione davanti ad una concessionaria Fiat non e' stata casuale perche' la Fiat, e' stato ricordato dai segretari generali della Fiom Cgil di Perugia e Terni Maurizio Maurizi e Attilio Romanelli, ''rappresenta oggi, con gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, un attacco ai diritti di lavoratori e lavoratrici che cancella in un colpo solo anni di lotte e di conquiste''.

Incoraggianti, secondo gli organizzatori, i primi dati regionali, con il 90% di adesioni allo sciopero da parte dei lavoratori e con il blocco totale di molti centri produttivi sia nel Perugino che nel Ternano. ''Una risposta - e' stato sottolineato - a chi faceva volantinaggio in questi giorni davanti alle fabbriche dicendo che questo era uno sciopero politico. Un chiaro messaggio a chi ci invita a seguire, anche qui in Umbria, il metodo Marchionne''.

Insieme alla Fiom e ai suoi rappresentanti c'era anche la Cgil, con il segretario generale del sindacato umbro, Mario Bravi, e con i delegati delle sue varie categorie, a dimostrazione di come tutta la confederazione e' pienamente coinvolta nella battaglia a difesa dei diritti e del contratto nazionale.

''Oltre che a livello nazionale - ha affermato Bravi - il cosiddetto metodo Marchionne non da' nessuna risposta ai problemi seri che attraversano i nostri territori. E questo sciopero dei metalmeccanici della Cgil acquista una valenza fondamentale per aprire un percorso nuovo di sviluppo con al centro il Piano straordinario per il lavoro''.

Oltre ai tanti operai perugini erano numerosi anche quelli provenienti da altre zone della regione, con pullman che sono arrivati dalla provincia di Terni, dall'Altotevere, da Spoleto, Foligno e dal Trasimeno. Nel corso della mattinata, oltre ai rappresentanti della Cgil e della Fiom (per la Fiom nazionale e' intervenuto Fabrizio Potetti), hanno preso la parola molti lavoratori delle varie realta' umbre. Ad emergere, come e' stato ancora evidenziato nei vari interventi, e' la preoccupante situazione anche in Umbria del settore metalmeccanico.
 

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