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Il programma estivo prevedeva molti meno eventi rispetto al passato ed il programma del Todi Arte Festival non ha fatto eccezione. Pochi spettacoli, presentati, come ormai prassi per l’amministrazione Ruggiano, tardi, nel cuore dell’estate, con l’impossibilità di attuare ogni forma di promozione. Spettacoli già in giro per l’Italia da tempo, in alcuni casi da anni, tenuti insieme da un tema, “Amore e Psiche”, di fatto mai sviluppato. Assente, quindi, ogni forma di elaborazione culturale, sperimentazione, novità, prima assoluta: elementi che in passato hanno saputo fare la differenza e reso il Todi Festival, anche nelle edizioni più sofferte per le scarse disponibilità di fondi, un contenitore copioso ed un evento culturale vero. Un festival, insomma, che di festival non ha nulla e che, al massimo, può dirsi rassegna, con molti se e molti ma. Una rassegna senza pubblico: spettacoli disdetti, cambi di sede, un pubblico che spesso non supera le quindici, venti persone e, a volte, si ferma miseramente sotto, sedie vuote a tutte le ore. Il programma ruota intorno ad un grande palco in Piazza del Popolo, adatto forse per un paio di spettacoli, ma visibilmente sproporzionato per tutti gli altri: non si accendono più i tanti luoghi di teatro, danza, musica, poesia, cabaret, che in passato ospitavano, in tutta la città, gli eventi festivalieri. La promessa fatta lo scorso anno dal sindaco Ruggiano di portare il Festival in tutte le frazioni di Todi (ben trentotto) svanisce miseramente. Riscuotono successo e richiamano buon pubblico solo gli eventi conclusivi, come da facile previsione e con percorsi del tutto estranei al circuito del Festival: così è per lo spettacolo di Raffaele Paganini, calato in solitaria in un programma senza alcun altro spettacolo di danza, e per il concerto di Massimo Ranieri, semplice tappa di una tournée: basta guardare il manifesto di “Canto perché non so nuotare… da 40 anni…” per capire che il Todi Arte Festival non c’entra nulla: il cliché è quello dei manifesti affissi in ogni città italiana e nulla richiama il Todi Arte Festival se non una misera scritta sulla striscia di fondo, quella con la data e gli orari dello spettacolo. Gli artisti si muovono sul grande palco, spesso senza o con poco pubblico, con lo sguardo fisso su quattrocento sedie, inspiegabilmente lasciate lì, in platea, quasi tutte vuote, ad amplificare ancor di più le continue assenze di spettatori. In un paio di occasioni gli spettacoli delle 21.30 vengono interrotti da auto in movimento sulla Piazza, proprio sotto al palco e di fianco al pubblico: cose che non si vedono più nemmeno alle sagre di paese! La città è blindata, giorno e sera. Se si fa eccezione per i due eventi di sabato 4 e domenica 5 settembre, che non avevano certo bisogno di un festival per essere realizzati, la città rimane vuota: non più il quotidiano passeggio di artisti, operatori di settore, critici, giornalisti, troupe. Il deserto. Enormi responsabilità ricadono sull’organizzazione del Festival, inadeguata da ogni punto di vista. Il programma definitivo esce a ridosso dell’apertura, le sole brochures in circolazione a pochi giorni dalla manifestazione ospitano due presentazioni francamente illeggibili: una a firma del sindaco di Todi, del quale si riesce a sbagliare anche il nome nella firma; l’altra dell’organizzatore artistico del Festival, di cui riportiamo, senza commento, due stralci. Il primo: “Titolo e filo conduttore del festival è “Amore e Psiche”, la cui ispirazione l’ho avuta pensando alla famosa scultura di Antonio Canova, ammirabile al Louvre, tutto è stato più chiaro.” Il Secondo: “Solo dall’amore delle componenti di Eros con quelle dell’Anima si genera la Voluttà, il Piacere che è la figlia simbolica nella favola di Amore e Psiche.” Al sito www.todiartefestival.com si legge nel programma di martedì 31 agosto: “Ore 17.00 – Scala Tempio di S. Fortunato, Recital “Stringiam’ci a coorte” – lettere e declamazioni sul tema della Costituzione e del 150° anniversario della Costituzione dal titolo “Stringiam’ci a corte”, duo voce accompagnato da violino”: tra le ripetizioni e gli errori, la Scalea o Scalinata di San Fortunato viene declassata a “scala” ed il 150° anniversario dell’Unità d’Italia diviene il 150° anniversario della Costituzione, entrata in vigore, come tutti sanno, nel 1948! Un festival culturale si permette svarioni non consentiti nemmeno ad uno studente di terza media! La manifestazione si apre con una prima deludente, che registra la minor presenza di pubblico di sempre, poco sopra le cento persone, al netto di addetti ed artisti. Buona parte degli invitati, compresi i rappresentanti delle istituzioni, non partecipano. L’invito che hanno ricevuto, peraltro, non riguarda il concerto lirico di apertura, ma solo il ricevimento di gala delle 22.30. L’imbarazzante fatto, piuttosto che essere rimediato in qualche modo dall’Amministrazione comunale, crea i presupposti per uno strappo istituzionale tra il sindaco Ruggiano, intento a difendere l’indifendibile, ed il Presidente del Consiglio Regionale, Eros Brega, firmatario dell’invito alla serata di gala offerta dallo stesso Consiglio Regionale, pubblicamente risentitosi dell’accaduto. Siamo certi di non trovarci di fronte a semplici errori, ma ad un modo sciatto e superficiale di operare, che conferma il giudizio di molti su questa edizione del Festival: una rassegna raffazzonata di cose già viste che nulla hanno a che fare con la storia, la tradizione, le ambizioni e le necessità della nostra città. Un festival costato al Comune almeno 100.000 euro, spesi decisamente male: quel poco che ha funzionato si poteva organizzare spendendo molto meno. Ruggiano, insomma, sbaglia formula, organizzatori, programma, luoghi degli spettacoli e stile della manifestazione e a poco vale la giustificazione dell’assenza di fondi per i tagli imposti dal (suo) governo Berlusconi, come dimostrano altre realtà festivaliere dove, pur con meno risorse, la qualità culturale delle manifestazioni è stata mantenuta su buoni livelli. Todi continua inesorabilmente a perdere colpi, ma nel centrodestra si preferisce non calare la maschera e gridare, ancora una volta, al successo. A brindare rimangono solo le aquile ritratte sul manifesto del Festival con un calice tra le ali, triste presagio per molti alla vigilia della manifestazione, divenuto, purtroppo, inconfutabile realtà. Carlo Rossini Capogruppo Partito Democratico Todi Fabrizio Maria Alvi Capogruppo Partito Socialista – Movimento Repubblicani Europei Condividi