di Daniele Bovi Il sorriso che Maria Rita Lorenzetti sfoggiava oggi pomeriggio, all’uscita del faccia a faccia con Pierluigi Bersani al Nazareno, era di quelli forzati che più forzati non si può. Il neo leader del Pd infatti ha fatto ben capire alla presidente (così come a Bottini e al capogruppo in Regione Gianluca Rossi che l’accompagnava), che la sua era è arrivata al capolinea. Per un terzo mandato non c’è più spazio. Con buona pace dei suoi pasdaran che ieri, durante l’assemblea della mozione Bersani a Perugia, l’hanno difesa ciecamente contro tutto e contro tutti. Anche contro l’evidenza dei fatti. Fatto sta che, ovviamente, la Lorenzetti non l’ha presa molto bene e la tensione durante l’incontro ha toccato vette altissime. Così come la furia della presidente. Sbarrata la porta ad un terzo mandato, la missione che Bersani ha messo nelle mani di Bottini è stata questa: constatato che un candidato condiviso al 100 per cento rimane un’utopia, al segretario toccherà aggregare intorno ad un nome almeno un 70-75 per cento del partito e dell’assemblea regionale. Lo scopo è quello di bypassare le primarie non volute né da Bersani né da una maggioranza trasversale alle mozioni umbre. Fiutata l’aria, come Umbrialeft vi ha raccontato abbondantemente ieri pomeriggio, i fraceschiniani si sono messi l’elmo e hanno dato il la ad un cannoneggiamento a favore di Mauro Agostini. Ha iniziato Walter Verini al grido di “nessuno può abolire le primarie”, e aggiungendo che un’ulteriore ricerca del candidato condiviso si chiama “accanimento terapeutico” (http://www.umbrialeft.it/node/29958). Sul fronte statuto e regolamenti poi ci ha pensato Salvatore Vassallo (presidente della commissione che ha redatto lo statuto nazionale del Pd) a passare come un panzer sopra il regolamento per le primarie umbre: “E’ illegittimo perché in contraddizione con lo statuto nazionale. Se qualcuno lo portasse di fronte alla commissione nazionale di garanzia verrebbe cassato”. In sostanza, se Agostini rimane l’unico candidato alle primarie, non c’è bisogno del placet dell’assemblea regionale. E se qualcuno prova a dire che è roba da azzeccagarbugli, che la politica è un’altra cosa, Vassallo risponde che “è questione squisitamente politica: i candidati li scelgono gli elettori” (http://www.umbrialeft.it/node/29961). Sull’affaire Umbria ha voluto dire la sua anche Franceschini: “La Puglia ha dimostrato che quando ci sono dei problemi difficili da risolvere il rispetto delle regole e le primarie sono il modo migliore per risolverli, non per complicarli. Naturalmente questo vale anche per l'Umbria”. Per il momento, però, Agostini rimane da solo e le 48 ore che aveva dato come ultimatum per trovargli un avversario sono passate. Il muro di incomunicabilità, insomma, rimane altissimo anche sulle regole stesse del partito. Quello tra chi agita il regolamento e chi vuole bypassare le primarie è un dialogo fra sordi. Certificato da Bottini stesso: “La soluzione politica – ha detto oggi – viene prima delle primarie”. Quali sono ora, ragionevolmente, i nomi rimasti in lizza è facile dirlo. In pista ci sono il segretario Bottini, Catiuscia Marini (delfina della Lorenzetti e, a quanto pare, osteggiata da buona parte dei franceschiniani) e Renato Locchi. L’ex sindaco di Perugia è una figura intorno alla quale quel 70-75 per cento sarebbe possibile trovarlo e non è escluso che da domani per lui possa iniziare la partita. Catiuscia Marini, invece, ha fatto sapere che lei non è disposta “ad un’autocandidatura” ma che se glielo chiedessero di scendere in campo contro Agostini lei ci potrebbe anche pensare. Il cerchio, insomma, si stringe. Sabato ci sarà la segreteria del partito e poi, agli inizi della prossima settimana, l’assemblea regionale. Condividi