di Daniele Bovi Magari ci sarà il regime, come ebbe a dire a suo tempo monsignor Chiaretti parlando dell’Umbria, magari ci sarà la partitocrazia sinistrorsa che con il suo piovresco spendere a pioggia si accaparra i voti del popolo bue, magari ci sarà un tasso di conformismo ideologico superiore rispetto a quello di altre realtà. Magari una parte del blocco sociale e imprenditoriale del centrodestra strepita al regime salvo, però, accomodarsi comodamente su di esso. Epperò se in 60 anni perdi ogni volta per 5-0 senza a volte manco scendere in campo, il sospetto che gli avversari del centrosinistra siano un po’ “scarsi” è forte. Eppure all’indomani della tornata amministrativa del 2009 una certa paura tra la classe dirigente del centrosinistra serpeggiava: le truppe di Luciano Von Paulus Rossi si ammassavano lungo la grande ansa del Don. Stalingrado era già nel mirino: il centrodestra, primo partito della regione, sembrava essere in grado per la prima volta di dare la spallata. Di lì a poche settimane quel marchio in franchising dove all’interno si fanno concorrenza varie aziende, ossia il Partito democratico umbro, si apprestava ad uno dei suoi passaggi più lunghi e devastanti. Ossia quel congresso che ancora non si è (veramente) chiuso e i cui strascichi ci fanno compagnia ancora oggi dopo molti mesi. E a riprova che di là, forse, un po’ “scarsi” sono, c’è l’intervista al coordinatore regionale del Pdl Luciano Rossi apparsa sabato sul Corriere dell’Umbria. “Seguitiamo – ha detto Rossi – ad osservare la devastazione dentro il Pd. Da questa divisione vogliamo, dobbiamo, cogliere l’opportunità storica per vincere. La nostra strategia è questa: siamo oggi osservatori attenti per colpire. La strategia c’è, ci sono i nomi autorevoli. Sarebbe stato sbagliato definire subito la candidatura”. Di più: “Siamo riusciti a scongiurarlo, non dobbiamo offrire sponde all’avversario come in passato”. E a corroborare questa tesi oggi pomeriggio Rossi, in una nota, dopo aver sottolineato come la candidatura Lorenzetti “sia la più temibile” rimarca che ''la scelta del candidato del centrodestra dovrà tenere conto di quello che faranno gli avversari, il cui travaglio e le cui spaccature interne ce li fanno apparire oggettivamente più deboli che in passato''. Geniale. Invece che incunearsi, sull’onda degli ottimi risultati di giugno, nella spaccatura terrificante del Pd proponendo subito un candidato forte con altrettanti 4 o 5 punti forti, il Pdl attentamente osserva. A qualcuno, sentendo Rossi, potrebbe pure venire il sospetto che il Pdl sia così subalterno al Pd e senza una benché minima visione da aspettare quello che fanno gli altri per prendere una decisione. Peggio di così non si poteva spendere il capitale di fiducia versato dagli elettori a giugno nelle casse del Pdl. Per quanto sia scalcinato in questo momento il Pd umbro, almeno Mauro Agostini e l’area che fa capo a Marinelli una qualche idea su come vorrebbero l’Umbria del nuovo decennio l’hanno tirata fuori. Di là c’è il silenzio attentamente osservatore del Pdl e la sensazione, ben presente in molti dirigenti del partito, di aver buttato via l’occasione della vita. Condividi