Pubblichiamo l'intervista di Luca Telese a Maria Rita Lorenzetti apparsa ieri sulle colonne de "Il Fatto quotidiano".
Dice di sé: “Sono nata in campagna e mi piace parlar franco”. E dunque, a Maria Rita Lorenzetti, diessina da una vita, oggi democratica, piace essere chiara: “In questo momento io mi considero una candidata alle primarie: non mi tiro indietro, chiaro?”. Il fatto è che da due mesi, in Umbria, si lotta per la nuova candidatura. Per lei – presidente uscente – sarebbe il terzo mandato. E lo statuto regionale del partito, ricordano i suoi avversari, lo impedisce, a meno di una maggioranza di due terzi. Questa maggioranza qualificata – Bersani ha vinto col 53%, il segretario regionale con il 49% - non c’è. Così i franceschiniani hanno presentato ricorso alla commissione nazionale. Lei nega che lo statuto sia così perentorio, spiega: “Mi piacerebbe confrontarmi sulla politica, non sulle carte bollate. Che mi dicessero: non ti vogliamo ricandidare, perché hai sbagliato. Ma così…”. E aggiunge: “O facciamo le primarie, o c’è un terzo candidato che non può essere nemmeno Agostini”.
Presidente Lorenzetti, ce la racconta dall’inizio?
“Non dovrebbe chiedere a me, ma a chi mi contesta”
C’è la norma che le impedisce di correre o no?
“Guardi, c’è una norma, ma non è affatto chiara, ci vuole un giro contorto. Ma si può affidare una partita di questo tipo agli avvocati? Io pongo un problema politico”.
Quale?
“Abbiamo, ho, governato bene, male? Ci sono altre proposte? Differenze di progetto, di programma? Siccome nulla di questo è stato detto, tranne un ‘Fatti da parte’, dico no. Anche perché zoccoli duri non ne esistono più, abbiamo doveri verso noi e verso gli altri”.
Cosa vuol dire?
“Che fuori dalle stanze di partito nessuno ci capisce. Gli alleati di coalizione mi chiedono cosa succede. C’è la gente che mi ferma e mi dice: ‘Bè? Perché non si vuole ricandidare?’ Pazzesco”.
Magari un problema politico c’è.
“Ohhh…bene! E io sarei lieta che qualcuno me lo spiegasse. Invece mi dicono: ci vuole il ricambio”.
Lei è contraria al ricambio?
“Per l’amor di Dio, ci mancherebbe. Ma visto che l’avversario che mi sfida è Agostini di che ricambio si tratta?”.
Bè, la differenza c’è.
"D’accordo. ma lui ha la mia stessa età, quindi non può essere ricambio anagrafico. Ha la mia stessa provenienza politica – che definire ‘antica’ – quindi non è culturale, o politico. Lui è un uomo, e io sono una donna, questo swì”.
Scusi, ma lei, quando si è votato quello statuto che poneva il limite, c’era. Non poteva protestare allora?
“Guardi, mi mangio le mani. Il Pd è nato tra molte differenze, mettendo insieme culture diverse, dovendo garantire le minoranze. Giusto. Non potevo pensare che alcune norme, come questa, sarebbero state utilizzate come pretesto per non affrontare certi problemi”.
Lei è una dalemiana storica, Agostini veltroniano. Vuol dire che il problema è questo?
“Guardi, all’origine di questa storia c’è un fatto umbro, una lotta fra gruppi dirigenti che mi mette malinconia. Ma certo, anche la differenziazione dei veltroniani ha un suo peso”.
Lei non crede che quindici anni di governo siano tanti?
“Allora, intanto le dico una cosa: c’è un altro presidente di regione del Pd, Vasco Errani, che è al terzo mandato: lui è stato riconfermato, io no”.
Lei vuol dire: lo stesso partito, regole diverse.
“Io dico: sono la prima che vuole innestare elementi di rinnovamento. Ma deve essere rinnovamento reale. Altrimenti dico: non possiamo far decidere gli elettori? E’ un peccato? Senza nessuna prosopopea vorrei ricordare che alle ultime regionali, con il 63%, ero la presidente più votata d’Italia”.
Lei è sicure di vincere?
“Per carità, non sono arrogante, e non do nulla per scontato. Se mi sconfiggessero sarei lieta di cedere il passo. Però non accetto il discorso di quelli che mi dicono: ‘Tanto tu vinci’…Come fosse una colpa!”.
In che senso?
“Che a me, in termini di onestà personale, nessuno di loro mi può nemmeno lucidare le scarpe! Cosa vogliono dire, che ho le clientele? Bè, non ne ho”.
Le dicono questo?
“In chiaro no, vorrei che ci provassero. Però alle spalle… Perché io il voto di scambio non so cosa sia, e se provano a sollevare un sospetto mi incazzo! Su tutto posso scherzare, su questo no”.
E’ vero che lei non voleva le primarie?
“Ho sostenuto un’altra cosa: se le primarie sono un modo per risolvere problemi a cui i gruppi dirigenti non trovano altra risposta, attenti”
E perché?
“Perché in alcune città dove è successo, abbiamo perso”
Ci sono altri motivi?
“C’è una coalizione. Io avrei preferito le primarie di coalizione. Non le hanno volute, lo rispetto. Vorrei le primarie per allargare, loro per risolvere un problema interno, ma accetto lo stesso”
E il ricorso?
“Esatto. Io corro, ma i franceschiniani hanno fatto ricorso sostenendo che la mia candidatura non è valida. Quindi corro con un’ipoteca sulla testa”.
Si vota il 24.
"Sì. Ma il 18 si riuniscono i nostri organismi dirigenti. Se non c’è un accordo sulle primarie e sulla mia candidatura si può trovare un altro candidato”
Mi pare che lei non pensi ad Agostini.
“Ma io dubito che Agostini possa avere il 50%. Un altro nome probabilmente sì”.
Lei vorrebbe che Bersani intervenisse?
“Sono molto rispettosa dei ruoli. Vorrei invece che la commissione di garanzia nazionale mi desse via libera”.
Una cosa per cui merita di essere ricandidata?
“Sono orgogliosa del nostro sistema di assistenza sociale, fra i migliori d’Italia per il Sole 24 Ore. E aggiungo. Senza un euro di tasse, e senza una lira di deficit. Sa che mi chiedono: ma come avete fatto?”.
E un rimpianto?
“Siamo una piccola regione, nel mezzo d’Italia. Dobbiamo fare di tutto per evitare che la medietà diventi mediocrità”.
Nella sua regione i primari sono targati, bisogna avere tessere di partito per diventare primari?
“Sta scherzando! Io spero che ci siano, anche degli iscritti al Pd. Ma i criteri con cui si sceglie sono quelli di merito, e basta”.
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