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Nella nostra regione, in questa calda estate, mentre le diatribe interne al PD in vista del congresso catalizzano l’attenzione della stampa locale e la discussione sui candidati alla segreteria regionale fa esporre pubblicamente anche chi dovrebbe rimanere fuori dall’arena, a sinistra qualcosa si sta muovendo. L’affollata assemblea di sabato 18 luglio a Roma ha inaugurato il processo costituente per la Federazione della sinistra di alternativa, una sinistra plurale e aperta, comunista, socialista, ambientalista. Il dibattito intorno a questo progetto presenta un respiro ben diverso da quello che caratterizza il PD; qui ci si interroga veramente sull’idea di società cui ci si deve ispirare nell’azione politica quotidiana di contrasto all’offensiva asfissiante del governo e della cultura berlusconiana nei confronti degli ultimi presidi democratici superstiti. Un’offensiva aiutata dallo schema bipolare sostenuto anche dal Pd contro cui deve essere massimo l’impegno di tutta la sinistra in una prospettiva di grande flessibilità tattica per battere modificare la legge elettorale attualmente esistente. Le analisi e le proposte contenute nelle relazioni di Ferrero, Salvi e Diliberto hanno colto l’urgenza di un profondo ripensamento della prassi politica della sinistra e della cultura che ad essa sottende e l’assoluta necessità della costituzione di un nuovo soggetto che sia in grado di far vivere le istanze del popolo della sinistra alternativa al PD. La costruzione di una forza politica autonoma e di sinistra, rispettosa dell’identità e della storia di tutti coloro che vi vogliono partecipare, deve avvenire a partire dalla concreta azione politica sul territorio, dalle iniziative specifiche, dalla reale presa in carico delle problematiche dei cittadini. Un lavoro politico che prenda avvio dal “basso” e che ponga l’accento sul “fare”. E’ il lavoro comune che crea i legami tra le persone. Questo vale per i singoli ma anche per i gruppi di persone, per i comitati, per i partiti, per i movimenti. Anche in una prospettiva locale, nella proposta politica, l’attenzione si deve concentrare su ciò che unisce, non su ciò che divide. Il processo deve tendere a raccogliere le istanze, a includere le forze, a legare le persone, a congiungere gli sforzi per costruire un’idea nuova di sviluppo sociale e di governo delle città e del territorio. Procedendo per gradi, individuando questioni sensibili su cui realizzare proposte concrete in grado di radunare nuovi soggetti e formazioni consolidate, si può rimotivare il popolo di sinistra stanco e deluso dalle continue scissioni e rimettere in moto un meccanismo di aggregazione che recuperi un protagonismo politico. La questione del lavoro, da sempre perno programmatico della sinistra, che vede la costante espulsione dei lavoratori dai loro posti di lavoro e la dilagante precarizzazione che si estende a tutte le fasce d’età, la gestione del territorio, che anche in Umbria ha visto trionfare un’urbanizzazione dissennata, i beni comuni, la cui pubblicità viene ininterrottamente negata attraverso privatizzazioni più o meno palesi, la conoscenza, la cui svalutazione da parte del governo delle destre rischia di deteriorare in modo definitivo la capacità di produrre sapere critico e di fungere da motore dell’innovazione (l’Università di Perugia ne ha recentemente sperimentato la forza), sono, a mio avviso, i temi ai vertici della scala delle priorità da affrontare fin da subito. Il confronto è aperto a tutti coloro che si riconoscono in questo progetto e sono convinti che la sinistra non sia solo utile ma indispensabile per contrastare la deriva berlusconiana del nostro Paese e costruire una reale alternativa al pensiero unico autoritario, liberista e xenofobo. E il confronto, questa volta, avverrà sul terreno dei fatti, della proposta politica concreta, dell’azione, del lavoro comune. Patrizia Proietti Segreteria Regionale PRC Condividi