Contro nuove povertà Cgil propone tavolo con Comune di Perugia e terzo settore
“In Umbria si è poveri anche se si lavora. Cresce l’occupazione, caratterizzata da bassi salari e precarietà, ma anche le richieste di aiuto” - Al convegno sul tema il sindacato chiede di fare rete con istituzioni, Legacoop e Caritas
(AVInews) – Perugia, 21 mar. – “La situazione è in chiaroscuro. C’è un aumento del numero degli occupati e una percentuale di occupazione superiore alla media nazionale, ma salari medi molto più bassi e una forte aumento di richieste di assistenza presentate a Caritas e servizi sociali. Insomma, si è poveri pur lavorando. Questo per via dell’inflazione, ma anche perché il lavoro si crea soprattutto in settori a basso valore aggiunto, come i servizi e il turismo, con contratti a part time, precari e spesso non in regola. Tutto ciò determina un quadro di precarietà e bassi salari”. A fare una fotografia della situazione socio-economica dell’Umbria, è stato il segretario di Fp Cgil Umbria, Michele Agnani, in occasione del convegno ‘Welfare, lavoro, nuove povertà - Quali risposte dal territorio?’ organizzato dallo stesso sindacato a Perugia, venerdì 21 marzo, con il patrocinio del Comune. Un incontro che si è aperto, appunto, con la relazione di Agnani basata su dati di Istat, Caritas, Agenzia Umbria Ricerche e Centri per l’impiego, e proseguito con una tavola rotonda coordinata da Giustina Orientale Caputo, professoressa di sociologia all’Università Federico II di Napoli, a cui sono intervenuti Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia; Simone Pampanelli, segretario generale della Camera del lavoro di Perugia; Andrea Bernardoni, presidente di Legacoopsociali Umbria; don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve. Presente anche Costanza Spera, assessore alle politiche sociali del Comune di Perugia. “Il lavoro – ha ribadito il segretario Pampanelli – deve tornare a essere strumento di emancipazione e realizzazione. Dobbiamo ripartire dai salari e da un’idea di lavoro dignitoso e stabile, da politiche di contrasto alla povertà e di inclusione. In questo senso, l’interlocuzione con le istituzioni, a partire dal Comune di Perugia, sta dando buoni segnali e lavoriamo per un tavolo permanente che lavori su questi ambiti e sviluppi soluzioni. Allo stesso tempo ci battiamo a livello nazionale per una normativa sul lavoro che consenta alle persone di lavorare dignitosamente”. Anche Agnani ha lanciato ai soggetti presenti al convegno la proposta di “costituire una tavolo permanente per l’inclusività lavorativa, aperta anche ad altre associazioni che vi vorranno aderire. Apriamo un confronto e mettiamo in rete le associazioni e le istituzioni che nel territorio operano, dando risposte ai cittadini più deboli”. “Questa iniziativa – ha quindi risposto all’appello la sindaca Ferdinandi – segna un primo passo verso la costruzione di una rete che vede insieme Cgil, forze del terzo settore e tutto quel mondo che si occupa di povertà e marginalità. Siamo di fronte a società sempre più frammentate e con povertà e fragilità sempre più importanti. È necessario rimettere al centro il tema del lavoro come strumento di emancipazione e realizzazione degli esseri umani, ma anche fare squadra per costruire finalmente un sistema di welfare che abbandoni una logica esclusivamente assistenzialista e cominci a dare risposte strutturali di empowerment e sostegno a tutti quei fenomeni che la politica, quando non riesce a dare risposte, tende a invisibilizzare o a criminalizzare. Invece vanno guardati ed è giunto il momento di dare risposte concrete”. Tornando al report presentato da Agnani, prendendo i principali indicatori, innanzitutto si osserva un calo del tasso di disoccupazione dal 6% del 2023 al 4.9% del 2024; al contempo si registrano però salari medi più bassi dell’11% rispetto alla media nazionale, con picchi anche del 17%. In questo contesto, nel quinquennio 2018-2023, le richieste di aiuto ricevute dalla Caritas sono aumentate del 100% e, mentre una volta erano soprattutto le famiglie straniere a chiedere sostegno, oggi il 70% delle persone che chiede aiuto sono Italiane. Da segnalare che negli ultimi 10 anni sono emigrati circa 10mila giovani, di cui oltre 4mila laureati, con un saldo negativo di laureati di circa 2.500 fra usciti e entrati.
Nicola Torrini

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