Morte operaio Terni, Cgil Umbria esprime grande dolore e profonda rabbia
Nota di cordoglio del sindacato per la scomparsa di Sanderson Mendoza: “Fare tutto il possibile per interrompere questa infinita scia di sangue”
(AVInews) – Terni, 17 mar. – “Con incommensurabile dolore e tristezza e con profonda rabbia diamo il nostro ultimo saluto al giovane Sanderson Mendoza, morto ingiustamente nello svolgimento del proprio lavoro. Il primo commosso pensiero va ovviamente a lui, Sandro come tutti lo chiamavano, morto nel fiore degli anni ad appena 26 anni, e a tutta la sua famiglia a cui ci stringiamo forte. Certamente non bastano le nostre semplici parole per lenire la sofferenza dei suoi familiari per una morte che non doveva succedere, ma siamo loro veramente vicini. Le nostre bandiere sono listate a lutto”. Così la Cgil Umbria alla notizia della morte di Sanderson Mendoza, operaio dell’azienda Tapojarvi, deceduto domenica 16 marzo dopo una settimana di agonia a seguito di un incidente sul lavoro che si è verificato all’interno dello stabilimento Ast di Terni. “Continuiamo a ritenere assolutamente inaccettabile – prosegue Cgil Umbria – la possibilità di morire sul posto di lavoro. La sicurezza sul lavoro deve essere una priorità assoluta, su cui agire con decisioni concrete, dando seguito alla realizzazione della nostra proposta di un patto per la salute e la sicurezza, che abbiamo avanzato da tempo. Non bastano i proclami e le belle parole che durano un giorno e poi vengono riposte nel cassetto. Basta lacrime di coccodrillo. Si agisca con forza affinché le norme esistenti in materia di sicurezza siano rispettate scrupolosamente e si possa aprire una nuova fase di concertazione sulla qualità del lavoro, in particolare negli appalti. Tutte le istituzioni preposte facciano fino in fondo il loro dovere per far si che si possa interrompere questa lunga scia di sangue su cui, purtroppo e con enorme vergogna, l’Umbria primeggia in negativo. La nostra mobilitazione per la sicurezza sul lavoro è totale e aderiremo agiremo affinché non si debba più piangere un giovane ragazzo morto soltanto perché voleva vivere onestamente del proprio lavoro”.

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