L’oro di Mosca di Patrizio Oliva vendetta contro un verdetto “scandaloso”
di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA - Forse a chiedere ad un giovane di oggi chi sia Patrizio Oliva si rischierebbe di sentirsi rispondere "Oliva, chi?". Ma chi ha vissuto lo sport degli anni Ottanta conosce benissimo questo nome e la sua importanza ed il suo peso nel mondo del pugilato e delle Olimpiadi.
Comunque a colmare eventuali vuoti di memoria è appena uscito un libro firmato dal giornalista e scrittore Dario Torromeo (uno che di pugilato e di appuntamenti olimpici può dare lezioni in Italia e all'estero) dal titolo "Patrizio Oliva, la mia storia" (Calzetti&Mariucci Editori, 18 euro) presto su Amazon ed in libreria, ma già consultabile sul link "calzetti-mariucci.it/shopping/prodotti/patrizio-oliva-la-mia-storia".
Patrizio è venuto alla luce (il 20 gennaio 1959) a Poggioreale di Napoli ed ha avuto quattro fratelli e due sorelle. Uno, Ciro, è deceduto giovanissimo e questa morte ha rappresentato una vera e propria tragedia per l'intera famiglia.
Lo "Sparviero" - questo il nomignolo che gli era stato affibbiato dai tifosi - aveva iniziato l'attività a 11 anni in una palestra dei Quartieri Spagnoli, col maestro Geppino Silvestri, un ex tranviere, appassionato della "noble art". A 14 anni il primo incontro. Da lì era iniziata una splendida carriera che lo ha portato a primeggiare in Italia (1976 campione dei piuma e nel 1978 campione dei leggeri) ed in Europa (1978 a Dublino nei leggeri) fino all'oro delle Olimpiadi di Mosca. Poi, tra i professionisti, al titolo italiano ed europeo dei superleggeri, al titolo mondiale WBA nel 1986, di nuovo alla corona Europea nel 1990. Infine la sconfitta ed il ritiro, nel 1992 a 33 anni, contro l'afroamericano James McGirt. Ruolino di marcia: 155 incontri con 150 vittorie (65 per ko) e 5 sconfitte (1 per ko).
Resta un capolavoro l'oro di Mosca (al suo fianco pure l'umbro Franco Falcinelli, quale maestro della nazionale azzurra). Nel 1979, combattendo per i colori del GS Carabinieri, pesi super leggeri, lo "Sparviero" (elegante, agile, veloce sul quadrato) venne dichiarato sconfitto nel match con il sovietico Serik Konakbayev. Il verdetto venne bollato dalla stampa internazionale come "vergognoso" perché netta era apparsa la superiorità del “nostro”. Ma pochi mesi più tardi il pugile italiano si prese la sua brava rivincita. I due, infatti, arrivarono in finale ai Giochi Olimpici di Mosca 1980. E benché il sovietico fosse sostenuto dai suoi connazionali, la stragrande maggioranza del pubblico presente, dovette piegarsi davanti alla classe del nostro portacolori: 4-1 il verdetto dei giudici a favore dell'azzurro. Oltre al titolo di miglior pugile dei Giochi. Quattro anni prima, a Montreal, l'oro era stato appannaggio di un "certo" Ray Leonard...
Insomma: non vi è venuta voglia di approfondire la storia di Oliva scorrendo le pagine del libro di Torromeo?

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