Congresso Rifondazione comunista, l'opinione di Giuliano Brandoni
Sono un iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, entratovi nel 93, dopo aver superato dubbi e perplessità che questa formazione tornasse a somigliare a quelle brutte del passato del movimento comunista e confortato da quel sostantivo, Rifondazione, che ne definiva il progetto e la strada. In questi tanti anni ho militato con impegno e ricoperto diversi ruoli di direzione e rappresentanza forse superiori ai miei meriti.Guardo oggi alla vigilia del XIIesimo Congresso Nazionale quello che resta di quelle speranze: un accampamento fumante di sorde battaglie fratricide ,canuti guerrieri cupi e gonfi di risentimento. A leggere i documenti che hanno istruito questo Congresso , dīgnitosi e in diverse parti ricchi di analisi serie e sagacia politica e metterli a confronto con lo spettacolo di quell' accampamento è per me, e per tanti come me, motivo di rabbia e di dolore. Non ho autorevolezza per lanciare appelli, ne la voglia della supplica " fermatevi", solo un consiglio ai molti " dirigenti nazionali" che con lo scolapasta per cimiero e la sedia rovesciata come destriero,si immaginano Rolando a Roncisvalle, cercate uno specchio e guardatevi.Impossibile dopo non immaginare la scelta giusta: un passo indietro definitivo dai ruoli di direzione. Tanti e ricchi di soddisfazione sono i modi per contribuire ad una causa quel passo indietro aiuta a scoprirli. (per evitare generalizzazioni indico tre nomi significativi ,tanti che gli somigliano capiranno : Ezio Locatelli, Gianluigi Pegolo, Giovanna Cappelli).
Giuliano Brandoni

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