Italia tra crisi economica e immigrazione.

la realtà oltre la propaganda

Negli ultimi mesi, il dibattito pubblico italiano è stato segnato da un contrasto stridente tra la realtà economica e la narrazione politica, in particolare sulla questione migratoria. Da un lato, il governo ha approvato un nuovo decreto flussi che prevede l’ingresso di oltre 180 mila lavoratori stranieri 2025, un numero mai così alto. Dall’altro, la destra politica e di governo continua a puntare su una retorica di espulsioni e deportazioni, creando un cortocircuito tra la necessità reale di manodopera e la propaganda anti-immigrati, oltre che fare delle pessime figure sul piano nazione ed internazionale.

Il settore manifatturiero in crisi e il bisogno di lavoratori

L’Italia sta attraversando una fase di stagnazione economica. Il settore manifatturiero, che rappresenta il cuore produttivo del Paese, è in difficoltà, con ordini in calo e crescita zero. Le aziende faticano a trovare personale qualificato, in particolare nei settori della meccanica, del legno, dell’edilizia e dell’agricoltura. Il calo demografico e la mancanza di manodopera specializzata italiana hanno portato il governo a incrementare il numero di ingressi regolari per lavoratori stranieri, passando dai 136 mila previsti nel 2023 agli oltre 180 mila nel 2024 e 2025.

Questo dato smentisce le narrazioni sovraniste secondo cui l’Italia non avrebbe bisogno di immigrati. Le imprese, soprattutto nel Nord, chiedono più flessibilità nei flussi per garantire la continuità produttiva.

In Umbria, dove la manodopera dei lavoratori stranieri è essenziale nel reparto agricoltura, si percepisce con più forza l’incapacità di questo governo che alimenta il fenomeno del caporalato e lascia le aziende agricole senza forza lavoro durante le operazioni stagionali. Siamo al ridicolo.

Decreto flussi e propaganda sulla sicurezza

Il governo di centrodestra ha approvato questo massiccio aumento di ingressi, ma continua a comunicare alla sua base messaggi di segno opposto: blocchi navali, rimpatri di massa, espulsioni di irregolari. Di irregolare invece ci sono solo le procedure raffazzonate del Governo Meloni, prive di base giuridica e soprattutto di valore umano. Si tratta di una strategia politica per mantenere il consenso, senza però affrontare la realtà economica con coerenza.

Se da un lato si parla di “difesa dei confini”, dall’altro si aprono le porte a migliaia di lavoratori stranieri, riconoscendo implicitamente che l’immigrazione regolare è indispensabile per il Paese. Ma questa contraddizione viene abilmente nascosta dietro proclami securitari.

Crescita zero e necessità di una politica migratoria pragmatica

L’economia italiana ha bisogno di politiche migratorie pragmatiche e di una strategia per affrontare la crisi demografica. La natalità è ai minimi storici, e senza un’integrazione intelligente della manodopera straniera, settori chiave dell’economia rischiano il collasso. La Lombardia, motore dell’economia nazionale, è in costante decrescita rispetto alla natalità. Questo cortocircuito dell’economia è il cortocircuito della propaganda delle destre.

La premier Meloni, che evoca deportazioni e blocchi navali, non risolve i problemi strutturali del Paese. Al contrario, serve un approccio che coniughi sicurezza e inclusione, investendo sulla formazione e l’integrazione dei lavoratori stranieri per trasformarli in una risorsa, anziché in un capro espiatorio elettorale.

L’Italia è già un Paese che dipende dall’immigrazione: sarebbe ora che la destra lo ammettesse apertamente, invece di continuare a raccontare una realtà parallela.

Rifondazione Comunista

Comitato Politico Federale di Perugia
Comitato Politico Federale di Terni

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