LIBERAL E PATRIOTI, DUE RISPOSTE SBAGLIATE AI NOSTRI PROBLEMI
di Guido Liguori.
Dunque, vi sono molti compagni, almeno qui su fb (in autunno si costituiranno in partito, spero si presenteranno alle elezioni, così vediamo anche la loro consistenza nella realtà), che ce l'hanno tanto con la "sinistra liberal" da abboccare a occhi chiusi all'amo salviniano, elogiando la difesa della "patria" e l'avversione per la UE, e ora pure per i migranti, su cui il capo della destra italiana ha costruito le sue fortune. Essi arrivano all'insulto contro Carola Rackete e le Ong (trafficanti di schiavi!), e contro le forze politiche che le sostengono. Non ho nessuna simpatia verso la sinistra liberal (contro cui ho pure scritto un libro, dieci anni fa), né sono un no border. E so che dobbiamo ripartire dai temi economico-sociali, per riacquistare spazio nella società e nell'elettorato. So però anche che la "competizione a sinistra" non mi porterà mai a scimmiottare la narrazione della destra: chi accetta il discorso del nemico ha perso in partenza. So che alcune battaglie vanno fatte, anche se destinate a essere oggi impopolari: come quella per i migranti. So che i disperati che arrivano in Europa rischiando la vita non obbediscono a un piano del capitale, ma fanno parte di un dramma gigantesco, di fenomeni epocali da governare, non da combattere. So che la fratellanza tra i lavoratori, in Italia e in Europa, al di là delle differenze di etnia, nazionalità e cultura, è obiettivo difficile ma da perseguire, ed è l'unico in grado di rispondere alla globalizzazione neoliberista. So che lo Stato può e deve avere un utile ruolo di contrasto verso gli "spiriti animali" del capitalismo, ma che il vecchio welfare dei piccoli Stati nazionali oggi non ce la può fare. Diceva Gramsci che se il processo di unificazione della penisola era andato come era andato (male, in quanto guidato da spietati nemici di classe), non per questo si poteva pensare di tornare agli staterelli pre-unitari. Siamo oggi in una situazione analoga. Bisogna capirlo e spiegarlo, articolare momenti e tappe parziali di un processo, che però vada in questa direzione. Per questo la sinistra "patriottica" sbaglia ed è destinata a restare subalterne al discorso salviniano. Mi ritrovo in ciò che disse un grande rivoluzionario internazionalista: "Combatterò lo sciovinismo panrusso fino alla fine dei miei giorni" (dal Testamento di Lenin). Questa è la storia, la tradizione, la ragion d'essere, di chi si dice marxista e comunista, di chi vuole opporsi al mondo presente.




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