PERUGIA – “La nostra candidatura nasce dalla considerazione del fatto che Perugia ha perso il ruolo di città guida a livello regionale a causa dei governi cittadini che si sono succeduti dall’alba degli anni Duemila in avanti e che, nonostante il colore politico differente, si sono mossi su una stessa direttrice: l’appalto della città ai poteri forti”. Con questa premessa la candidata Sindaco di “Perugia città in comune” Katia Bellillo, ha presentato stamani la lista che riunisce varie forze della sinistra nella sfida per la riconquista di Palazzo dei Priori. Una lista, quindi, ha tenuto a precisare, non civica ma squisitamente politica, che si pone l’obiettivo di contrastare da un lato cementieri e costruttori cui è stato dato il potere di ridisegnare la città, traendone enormi profitti con la realizzazione incessante di costruzioni e ipermercati di cui si vedono i frutti ovunque: desertificazione del centro storico, migliaia di appartamenti non abitati, centri commerciali ovunque, capannoni vuoti e scheletri di opere incompiute.

Dall’altro i gestori di servizi pubblici che non hanno dato affatto buona prova di sè, determinando un aumento delle tariffe al quale non ha corrisposto un miglioramento dei servizi stessi.

Su queste peculiarità si è innestata – secondo la candidata sindaco - una crisi economica planetaria che ha peggiorato enormemente le condizioni di vita delle persone, pesantemente colpite dal precariato.

Tutto ciò ha dato vita a un panorama al quale si deve fare lo sforzo di rispondere tentando di immaginare una città che oggi non c’è, basata sulla partecipazione attiva delle persone e su una potente e inedita azione innovatrice che vada incontro all’emergenza di nuovi bisogni: anziani soli, persone in stato di povertà nonostante lavorino, giovani che abbandonano gli studi e non vengono assorbiti nel mondo del lavoro.

“Per questo – ha spiegato Bellillo - noi proponiamo non un programma o dei miglioramenti dell’esistente, ma un progetto per una vera e propria riconversione di Perugia in senso sociale, ambientale e di nuova imprenditorialità.

Una riconversione che guardi ai migliori esempi di gestione della cosa pubblica che ci sono a livello europeo e che riporti Perugia al livello che le compete e che ne ha fatto, tanto per fare due esempi, una delle città guida della rivoluzione della psichiatria di comunità che portò alla chiusura dei manicomi e una delle prime città in cui si sperimentò la mobilità alternativa con la realizzazione delle scale mobili all’interno della Rocca Paolina”. 

Occorre insomma recuperare uno slancio che non è esagerato definire visionario per sovvertire il panorama di generale incupimento nel quale siamo immersi.

Per il raggiungimento di questi obiettivi c’è bisogno di uno sforzo corale e occorre che le persone sentano di potersi riappropriare dei propri destini, evitando di sentirsi succubi di questo o quel potente. Partecipando direttamente alla gestione della cosa pubblica.

“E’ per questo – ha spiegato ancora Katia Bellillo - che nelle scorse settimane abbiamo lanciato un appello pubblico alle forze più vive della città, quelle al di fuori della cerchia Romizi-Giubilei, candidature che nascono sottomesse alle logiche della Lega da un lato e del Pd dell’altro. Purtroppo né gli ex Cinque stelle della Rosetti, espulsi da Di Maio, né i capitiniani di Coscienza Verde, né le forze raccolte intorno alla candidatura di Marco Mandarini hanno colto l’importanza della posta in palio, relegandosi così a espressioni di pura testimonianza. Ciò rafforza la nostra candidatura, che intende fare da collante, dal giorno dopo le elezioni, per le forze e le competenze diffuse che non si rassegnano a vedere Perugia nelle mani di pochi e vogliono una città in cui tutte e tutti possano dire la loro, in cui tutte e tutti possano sentirsi compiutamente cittadini. Una città libera. Una città in comune”.

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