PERUGIA - Ricostruzione, dopo il sisma del 2016, nella quattro regioni del centro Italia: più ruspe (per spostare le macerie) che cantieri. Più burocrazia che risorse. Più magistrati, in azione (causa norme poco chiare) che speranza concreta. Dopo due anni e mezzo la situazione è negativa.

Pochi poteri ai Sindaci, pochi alle Regioni (fanno il possibile per semplificare gli ambiti, urbanistici, di competenza) e tutto troppo centralizzato. Commissari di governo che si alternano a ritmi più politici che tecnici.

Per quelli, come me, che hanno vissuto la buona ricostruzione del 1997 (sisma Umbria e Marche) si tratta di un palese regresso. Normativo ed economico.

Occorrono tre cose urgenti: una “leva del comando” più chiara e incisiva, una immediata legge speciale che semplifichi (anche il codice degli appalti, introducendo una sezione specifica per il terremoto) le fasi di “emergenza e ricostruzione” (in deroga a tutte le normative) e più risorse certe “per cassa” (nel 2018, dati ragioneria dello Stato, erano disponibili “solo” 1.5 Miliardi €: servirebbero almeno 23 Miliardi di €).

Dopo le tante “visite politico televisive”, e le parole, mi auguro che arrivino i fatti concreti.

Claudio Ricci

(Consigliere Regionale)

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