di Andrea Colombo.

Posso confessare una certa curiosità? Da quasi 10 anni quello che con scarsa fantasia semantica e nessun acume politico chiamiamo "il populismo" è lo spauracchio d'Europa. Condiziona ogni prova elettorale. E' la vera faglia di divisione politica. Frantuma e ricompone blocchi sociali.
Per la prima volta il "populismo" è al potere in un Paese europeo di prima importanza, e se è vero che aveva già vinto addirittura negli Usa è anche vero che quella realtà è troppo diversa da quella europea per funzionare da modello.
Dopo 10 anni di "Allarmi son fascisti, anzi peggio", una certa curiosità è inevitabile. E almeno una speranza è lecita: che il passaggio, con tutto quel che di pessimo certamente comporterà, spazzi via per intero la cultura politica degli ultimi 25 anni.
I decenni delle "compatibilità", delle contrapposizioni ridotte a "Berlusconi è un porco", delle politiche quasi identiche gestite da governi sulla carta opposti, del "tanto non si può fare niente perché le decisioni vengono prese tutte altrove" sono stati la morte della politica, la sua riduzione a noiosissimo vaudeville da talk show. Se il trauma di un governo "populista", pur con tutti i suoi prevedibili orrori, porterà alla resurrezione della politica, e secondo me è possibile, ci sarà comunque da festeggiare.

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