TODI - In vista del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 prosegue a Todi  l'attività del Comitato per il NO con iniziative volte a far conoscere ai cittadini i temi oggetto del quesito referendario e l'importanza di una consapevole partecipazione al voto.

Oltre che tramite la stampa locale e i social network (dove il comitato è presente con una propria pagina facebook: Comitato per il No - Todi) i propri rappresentanti, data l'importanza della posta in gioco e delle conseguenze cui si potrebbe andare incontro, stanno svolgendo iniziative informative anche presso i mercati e davanti ai principali centri commerciali.

Si rileva, purtroppo, che la gran parte della stampa e dei telegiornali non  sta svolgendo un ruolo imparziale nel fornire informazioni all'opinione pubblica intorno al tema di questo importante referendum. Vengono favoriti i sostenitori del Si alla riforma, con il Presidente del Consiglio, Renzi, praticamente presente in ogni ora del giorno sulle principali reti televisive e radiofoniche nazionali in barba alle più elementari regole di equilibrio, ragionevolezza e par condicio. Un vero e proprio scandalo aggravato dal fatto che tali violazioni si registrano soprattutto nelle reti del servizio pubblico pagato con i soldi dei contribuenti.

Il Comitato per il No di Todi ritiene  che la riforma costituzionale sia stata approvata da un Parlamento politicamente delegittimato, in quanto eletto attraverso una legge elettorale (il porcellum) dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Inoltre il testo dei 47 articoli della Carta che verrebbero modificati è scritto in un pessimo italiano, confuso e incomprensibile, con una devastazione dell'attuale Costituzione che, invece, brilla per chiarezza e precisione essendo frutto di un paziente lavoro condotto da uomini politici di ben altro spessore coadiuvati da fini giuristi.

I contenuti della riforma non sono realmente innovativi anzi, addirittura, peggiorano la Costituzione. La tanto sbandierata riduzione dei costi della politica, relativa soprattutto alle indennità dei senatori, rappresenta un risparmio insignificante (appena 49 milioni l'anno, stima certificata dalla Ragioneria Generale dello Stato), che potrebbe essere molto più consistente se venissero ridotti il numero dei deputati (che rimangono invece  630) e le indennità parlamentari. Ma in realtà, come dimostrato nel recente dibattito parlamentare, l'attuale maggioranza che sostiene il governo Renzi non intende approvare la proposta di dimezzamento delle indennità parlamentari proposta dal Movimento 5 Stelle.

Se dovesse essere approvata la riforma costituzionale si produrrebbe inoltre  una forte verticalizzazione del potere con l’adozione di fatto di una forma di governo presidenziale, ma senza contrappesi adeguati. La maggioranza della Camera potrebbe mettere le mani sui titolari di organi di garanzia (come il Presidente della Repubblica e i giudici costituzionali) e sarebbero ridotti i poteri del Capo dello Stato (nomina del Governo e scioglimento). Neppure gli istituti di partecipazione popolare verrebbero rafforzati. Al contrario: per le leggi di iniziativa popolare saranno richieste non più 50.000, ma 150.000 firme (il triplo!) i referendum propositivi saranno rinviati a una futura legge costituzionale, l’abbassamento del quorum di validità del referendum abrogativo sarà condizionato alla raccolta di  ben 800.000 firme (attualmente ne bastano 500.000).

Coloro che hanno approvato la nuova legge elettorale, cosiddetta italicum, che oggi già propongono di modificare prima ancora dell'entrata in vigore (ma non era stata presentata come la migliore del mondo?), vorrebbero stravolgere l'attuale Costituzione con un testo  pieno di anomalie e distorsioni del sistema democratico e istituzionale.

Solo attraverso un secco NO, il 4 dicembre, si potrà respingere questa riforma pastrocchio evitando di fare altri danni all'Italia.

Comitato per il NO di Todi

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