La Presidente Marini , nella conferenza stampa del 10 maggio, ha annunciato  misure di sostegno  per la sanità in Umbria,  progetti per abbattere le liste di attesa e riorganizzare il personale i servizi e addirittura nuovi  investimenti economici  con tale entusiamo da farci domandare perché solo ora,visto che, senza dubbio, sono più o meno le stesse, ripetute per  anni, senza avere mai concreta attuazione, ne risultato. Ci fa pensare quasi ad un mettere le mani avanti per addolcire ulteriori, inevitabili  tagli e ticket specie in caso di una malaugurata vittoria dei Si al referendum costituzionale, che la ministra Boschi è venuta recentemente a perorare anche in Umbria, con tanto di offesa allegata nell’identificare Casa Pound con le migliaia di cittadini che voteranno NO. Già da tempo, peraltro, chi governa questa regione e la maggioranza che la sostiene, si sono compattati con  grande entusiasmo e disponibilità, dopo i deplorevoli scontri sulle poltrone dell’assessorato alla sanità, ansiosi di mettersi in prima linea  nello sforzo per il Si alla  “ Deforma della Costituzione”, che vuole incorniciare nella Carta lo smantellamento del  Welfare e della sanità pubblica, per altro non una novità assoluta in questa regione, dove, per esempio, l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza è regredita in pochi anni su livelli non di eccellenza. L’Umbria spende poco per la sanità, vero! Probabilmente troppo poco!; è presa a riferimento fra le regioni per la bassa spesa, anche se forse è il caso di ricordare che una  sanità solamente efficiente non può coprire in maniera appropriata il diritto di salute delle persone, se l’efficacia è modesta e sta posizionandosi saldamente su posizioni meridionali, con ricorso sempre crescente ai servizi  privati, ticket esosi e costi spesso insostenibili dell’intramoenia, senza dimenticare le intollerabili situazioni di quanti rinunciano a cure che non possono acquistare.

La violenza sulle Costituzioni, imposta dall’Europa, dai trattati, dalle multinazionali, dai padroni della finanza, dalle agenzie di rating si pone l’obiettivo dell’introduzione, nelle Carte Costituzionali, specie del sud, nate dalla Resistenza, di possibilità e meccanismi concreti  per smantellare in maniera progressiva il welfare pubblico e le politiche di solidarietà, da sostituire con meccanismi di mercato, indipendenti dalle possibilità di molti  cittadini di non esserne travolti. Il governo Renzi sta operando, con energie improprie ed eccessive, verso una deriva costituzionale che dovrebbe perlomeno essere avvertita, meditata e  magari discussa anche in altre sedi Istituzionali, a partire dai Consigli Regionali eletti, come in Umbria, da maggioranze che si identificano nei valori  di rappresentanza, uguaglianza, diritti civili che la sinistra, per sua natura, dovrebbe rappresentare.  Non mi pare che  ciò sia volontà neanche a livello culturale, della maggioranza che governa l’Umbria, allineata  saldamente, ed a prescindere, su posizioni governative di comodo, ben oltre le rilevanti  divisioni interne manifestatesi anche di recente con lo stucchevole teatrino che ha riguardato l’assessorato alla sanità.

Possiamo certamente entrare nel merito dei recenti annunci della Presidente Marini riguardanti la sanità dell’Umbria:

- di tempi massimi di attesa si parla da molti anni, ma non si è mai riusciti a dare concretezza rilevante al progetto, ne il metodo dei “Raggruppamenti Omogenei di Attesa” (RAO), specie per le urgenze, ormai diffuso in tutte le Regioni e valido come impostazione generale, riesce a dare risposte unitarie ed unanimemente appropriate, spesso condizionato da problematiche organizzative regionali,che non mancano in Umbria.

- Si è annunciata la possibilità di considerare “adempienza” misurabile la corretta applicazione degli indirizzi e delle linee guida, anche se non è faticoso ricordare, specie per gli operatori sanitari, gli analoghi annunci del passato, inapplicati  pressoché sistematicamente, spesso non gestibili efficacemente; neanche ora in sede di presentazione sono state descritte modalità operative che garantiscano concretezza a questo obbiettivo.

 
A proposito di linee guida, spesso citate come rimedio ed appropriatezza per criticità decisionali, riflessioni vanno fatte circa la possibilità, a volte solo presunta, di una loro applicazione trasversale e comunque rigida, che diventa spesso solo virtuale davanti a numerosi casi particolari, ma anche di fronte al diritto-dovere del medico in quanto tale, di curare il paziente liberamente in scienza e coscienza.

 
La presidente Marini che illustra i provvedimenti  per la sanità descrivendoli come sforzi ulteriori verso il miglioramento degli standard in Umbria, non so se sia d’ accordo  circa il posizionamento attuale degli stessi  in questa regione, anche in considerazione dei dati riguardanti la Distribuzione dei Livelli essenziali di Assistenza (Novembre 2015, Ministero della Sanità) che ci vede ancorati su posizioni simil- meridionali. Gli obbiettivi da realizzare con immediatezza sono la vera integrazione ospedale territorio, che si ponga la  problematica ormai in crescita esponenziale delle possibili fasi di cronicità post ricovero, della riabilitazione e/o assistenziali. I medici di famiglia sono il riferimento centrale della sanità territoriale, organizzatori dei percorsi di salute dei propri assistiti; ne va sostenuta l’attività e l’impegno anche rendendo concreta, dopo anni di annunci, una vera assistenza H24, (oggi si parla di H16 che comunque auspichiamo) che negli ambulatori, nelle cosiddette “Case della salute” e nei Centri di salute prenda in carico il cittadino/paziente tutti i giorni, 365 giorni l’anno ,con il contributo e la valorizzazione di altre figure professionali che già operano sul territorio a partire dalla Guardia medica.

Se si fanno programmazioni sulla gestione sanitaria, specie di lunga scadenza (2016- 2018) e si prospettano rilevanti investimenti - 2 milioni e mezzo di euro - i cittadini andrebbero rassicurati sul fatto che, contemporaneamente, non interverranno aumenti di ticket, ormai non facilmente tollerabili e magari sull’esigenza e l’impegno circa la  riorganizzazione dei percorsi e degli  obbiettivi dell’attività intramoenia: pensata com’era, affinché un cittadino, anche  con risorse economiche modeste, potesse occasionalmente scegliere un professionista di fiducia, accompagnato dalla tutela e dalle garanzie del Servizio Sanitario Nazionale si è trasformata ben presto nell’unico costoso cavallo, con cui i ricchi scavalcano le liste di attesa. Nel frattempo i guadagni della sanità privata raggiungono picchi sempre più elevati e molti poveri, in costante aumento, non solo non si curano più perché non hanno soldi, ma anche perché carenti di assistenza, che spesso determina un approccio sbagliato alle stesse terapie ed ai servizi. Il nuovo Piano Sociale, recentemente approvato dalla Regione Umbria , non da risposte concrete; gestito come strumento per iniziative pubblicitarie a iosa, ma nel quale  la povertà è trattata quasi a livello di incidente e si dimentica che in Umbria i poveri superano abbondantemente le 100.000 unità e certe risorse ad hoc, di recente annunciate anche dalla Regione Umbria, ancorate, magari, ad improbabili momenti di formazione, non  danno certo impressione  di efficacia.

 
La buona sanità prevede organizzazione, appropriatezza, valorizzazione del lavoro degli operatori, investimenti di risorse, con l’obbiettivo di una sanità pubblica sostenibile, che non dimentichi tuttavia le esigenze ed i bisogni di salute delle  singole persone ed in particolare di coloro che la salute non se la possono comperare, ma ovviamente ne hanno sacrosanto diritto. Sinistra Italiana farà da stimolo puntuale e da punto di riferimento costante affinchè in Umbria ed in Italia assuma concretezza un welfare pubblico di qualità, che unisca universalismo ed efficienza,  moderno, ma anche inclusivo ed efficace.

 

Antonio Tonzani,
Comitato Regionale Umbria
 
Irene Ponti,
Coordinatrice gruppo Welfare e Sanità di Sinistra Italiana

 

Condividi