La qualità della vita
Il tempo della nebbia che sale lungo il colle perugino è già finito. Per qualche giorno abbiamo guardato un fenomeno che pure ci è famigliare con grande stupore ed anche con un po' di orgoglio. Perugia più alta della nebbia e inespugnabile con i suoi campanili di San Domenico e San Pietro. Neanche questa volta ha infranto le regole che impediscono al manto bianco di entrare attraverso le porte del centro antico e di salire oltre la maestà della mura. La nebbia ci piace se possiamo guardarla dall'alto delle nostre finestre e un po' da lontano. I ricordi ci dicono che non si può andare oltre il parco di Santa Margherita. Così è sempre stato e così vorremmo che sia. Accettiamo la nebbia che sale come un regalo a Natale, un omaggio e un inchino alle pietre perugine. Poi arriva il tempo della tramontana, il segnale dell'inverno che spazza via le foschie e ripropone il segno distintivo della città. La nebbia appartiene alla campagna e il vento alla città. E' la tramontana e il suo fischiare minaccioso, non la nebbia lenta e silenziosa, la padrona delle vie perugine ed è la sua forza selvaggia che ne segna l'identità.
Guardare il mondo dall'alto, le sue bellezze e le sue miserie, i filari dei pini d'Aleppo e la superstrada con i suoi cantieri perenni, le foschie che sanno di aria inquinata e i colori del tramonto, in basso, dietro la colline di Lacugnana. Stare in alto è una condizione di privilegio che la classifica sulla qualità della vita che ci propone ogni anno un giornale che si occupa di economia dovrebbe considerare. A Perugia, ci dicono, stiamo messi male. Peggio di una metropoli come Roma. La classifica del Sole24ore ci ricorda infatti che la capitale d'Italia è al sedicesimo posto e Perugia al cinquantasettesimo. Gli esperti del giornale mettono insieme una serie di dati che riguardano però territori più vasti come le province seguendo sei gruppi di indicatori e tanti argomenti diversi. Lo fanno da molti anni ed hanno quindi una lunga esperienza. Però la qualità della vita non è una cosa che si può misurare tanto facilmente perché appartiene ai nostri desideri personali, ai bisogni di tante persone diverse. Non basta buttare in un unico calderone il valore dei depositi bancari e il numero degli scippi, il costo delle case e il numero dei ristoranti e poi agitare. Può essere che dal calderone esca il numero giusto ma può accadere anche il contrario. A Perugia è andata malissimo. Cinquantasettesimo posto su centodieci. Un po' sotto la metà classifica e trenta posti più in basso rispetto all'anno scorso. Poi è arrivata un'altra ricerca, quella di Italia Oggi, altro giornale finanziario. Il posto in classifica è un po' migliore e non ci sono cadute vertiginose. Chissà chi dice il vero. Il fatto è che le città cambiano lentamente, vanno come la nebbia che sale in alto in modo così impercettibile.
Quando escono queste cose sui giornali la politica dà sempre il peggio di sé. Propaganda e superficialità. Com'è, dunque, davvero, la qualità della vita in una città come Perugia? Dipende. C'è chi abita in monolocali umidi ai piani terra e chi in splendidi palazzi signorili. Chi nelle casette a schiera della città nuova e chi nei quartieri popolari lungo il Tevere. Ci sono tante qualità della vita nella vita di ognuno di noi, talvolta persino per chi abita nello stesso condominio e poi la provincia di Perugia è grande. Va da Città di Castello a Norcia. Dal quasi nord al quasi sud. Così, l'unica cosa che possiamo fare è tornare ai dati di due province, quella di Perugia e quella di Terni, alla loro somma, cioè all'Umbria. E' così che possiamo vedere, soprattutto dal punto di vista economico, la discesa verso il basso. Siamo molto più indietro della Toscana e delle Marche, le regioni più vicine, gli stipendi sono più bassi, l'innovazione in tanti settori produttivi non si vede. Poi, però, abbiamo tanti paesi dove le persone arrivano in buona salute oltre i novanta anni. Non hanno conti in banca e forse vanno poco al cinema. Cosa hanno in più degli altri? l'attenzione dei vicini, il senso di una comunità, la solidarietà, la forza della coesione sociale o forse soltanto l'aria pulita? Chissà.
Renzo Massarelli




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