La grave crisi industriale che ha colpito l’Umbria é certamente conseguenza di quella più ampia che ha coinvolto l’Italia e che ha origine nella finanziarizzazione dell’economia mondiale.

In Umbria, tuttavia, la crisi ha una drammatica specificità dovuta alla maggiore fragilità del sistema produttivo: poco indirizzato ai mercati internazionali, bassa produttività (a cui si devono i salari più bassi della media nazionale).

Si tratta allora, di cogliere questa situazione di grande difficoltà per provare a far compiere un  balzo in avanti all’apparato produttivo regionale sulla strada di una significativa innovazione di prodotto, predisponendo un quadro normativo utile allo scopo, utilizzando il sistema di ricerca pubblica, indirizzando le risorse europeee, chiamando alle proprie responsabilità le forze imprenditoriali umbre, ad oggi largamente inadeguate.

Bisogna aprire una vera “vertenza Umbria” con il Governo nazionale per dotare il nostro territorio degli strumenti di intervento necessari (area di crisi complessa ed altro) e per ottenere che anche il nostro Paese si doti di un piano di sviluppo industriale e del manifatturiero capace di individuare e sviluppare le filiere di eccellenza indispensabili per il futuro dell’Italia.

Occorre però che anche le istituzioni Umbre cambino radicalmente approccio.

Non è possibile, ad esempio, continuare ad utilizzare le risorse per la formazione come negli ultimi anni con corsi che insegnano mestieri che un tempo si apprendevano “andando a bottega “ e che servono a mantenere le aziende che fanno formazione.

Tutte le risorse vanno invece utilizzate per ammodernare il sistema produttivo umbro e per aumentarne la produttività, permettendogli di inserirsi competitivamente in tutti i mercati internazionali.

Luciano Zara,
Assemblea Regionale Umbria
Sinistra Ecologia Libertà

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