L’edilizia cimiteriale è l’unica che non conosce crisi. Un conoscente mi ha riferito che i finanziatori dell'altra edilizia, quella speculativa tradizionale,  non esistono più. Gli avvocati e i notai facoltosi, nonché fortunati e bravi imprenditori, non investono più in qualcosa che non ha più gli stessi ritorni di una volta. Qualcuno ne è rimasto addirittura scottato: gli ultimi, quelli attirati dalle voci di ricerche al tesoro straordinarie, da clamori di facili guadagni che avevano una sorgente già morta. Questi sfortunati, che si sono fatti male con la scoperta di vivere in un paese un po' troppo costruito, hanno riferito che il loro prossimo investimento immobiliare sarà la tomba. Divertente, ma la domanda è: l'edilizia, in Italia, è morta?

            Per quello che ne so io la risposta è  no.

            È morta per quelle aziende nate su progetti puramente speculativi, propositi facili, basati su percorsi approvativi costruiti in base ad eccezioni: quelle all’idea di città con cui sono stati costruiti i piani regolatori; eccezioni che hanno favorito gli amici degli amici, grazie ad una politica non sempre corrotta, ma certamente sorda al bene comune e attenta ai richiami di una rete di associazioni ed imprese ormai non più rappresentativa dei cittadini, almeno della maggioranza, di quelli che alla fine determinano se un'azione politica è rivolta al bene comune. Quell'edilizia è agli ultimi respiri.

            Io ne vedo un'altra, quella rimasta in piedi dopo lo tsunami della crisi economica mondiale. Si sono viste aziende contare assegni che non valevano il pezzo di carta su cui era riportata la somma dell’auspicato incasso; alcune hanno stretto i denti, hanno magari ridimensionato l’impresa dimezzando le aspettative, ma hanno saputo mantenere, o puntare, sul mercato che sta uscendo dalla trasformazione epocale che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Se sia mutazione o eterno ritorno non lo so, ma oggi è chiaro che non si butta più via un usato migliorabile per il nuovo. E’ la stessa cosa per gli edifici: chi ce l’ha (la maggioranza in Italia) sente l’esigenza di abbattere i consumi e di migliorarne le prestazioni complessive. Del resto la tecnologia c’è, del resto chi sta puntando su questo ha smesso di cadere e del resto mi sembra che sia l’unica cosa da fare in un Paese ormai più che costruito. Questa edilizia è viva, anche più di quella che ci accoglierà nella morte.

Paolo Felici

www.ediliziario.it

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