Il caso dell'ex mattatoio di Perugia
di Paolo Felici
PERUGIA - La conservazione ha qualcosa a che fare con la memoria; questa ci aiuta, nel nostro vivere ciclico, a spostarci un po’ più avanti, a migliorarci. Uno scrittore di due secoli fa disse che addirittura “l’anima è la memoria che lasciamo”.
Qualche decina di anni fa passò normativamente il concetto degli edifici a tempo. Tale definizione fu meglio spiegata nell'ultima estensione della legge, in cui il tempo indica il periodo di durata di un costruito, a quelle prestazioni, senza che questo necessiti di alcun intervento strutturale; se quest’ultima eventualità dovesse accadere si è probabilmente "toppato" nella progettazione o nell’esecuzione. L'idea di legare il tempo agli edifici è un'idea che ritorna spesso, tanto che se dovessimo frequentare un'importante città degli Stati Uniti d'America a distanza di molti anni avremmo solo la sensazione di trovare gli stessi luoghi; in realtà è come se attraversassimo una specie di spazio bionico dove solo le funzioni sono quasi le stesse, ma diverse componenti sono state rinnovate radicalmente.
Ci sono comunque situazioni in cui un costruito contiene qualcosa che ha a che fare con la nostra storia, non solo banalmente perché è esistito e ha contenuto brandelli di vita di chissà quante persone, ma perché rappresenta una cuspide del tracciato della storia umana, una sorta di curva di non ritorno di una qualche attività umana. Con la demolizione completa dell’ex mattatoio non scompariranno solo i ricordi degli urli tesi e acuti degli animali condotti al macello, ma scomparirà anche l’esempio, che si trova soprattutto nelle tettoie, di un momento in cui la tecnologia del cemento armato ha incontrato i carpentieri giusti, mostrando le potenzialità di una tipologia costruttiva. Le solette sottili e gradonate mostrano ancora la capacità di modellazione che il materiale composito (cemento e acciaio) poteva conferire al costruito, evidenziando quanto vicina la forma architettonica fosse a quella strutturale. Negli anni che seguiranno tale connubio si perderà progressivamente, fino ad utilizzare le capacità della tecnologia per semplice edificato; che è come assumere Baricco come dattilografo.
Io no so quali sono stati i criteri adottati dalla Soprintendenza per non difendere perlomeno l’esempio magnifico di mani e braccia esperte a servizio di una tecnologia potente; non si può comunque delegare il compito della conservazione a criteri freddi e oggettivi, come quelli contenuti in una norma. I regimi autoritari lo hanno fatto e lo stanno facendo, ma questi non hanno anima.




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