Se tre-sei milioni vi sembran pochi
di Roberto Romano
Crescita economica, nuovo lavoro e consolidamento delle istituzioni sono riassumibili nello slogan “cambiare verso”. purtroppo dobbiamo vivere il nostro tempo, ed è un tempo durissimo. prima il presidente dell’inps boeri, poi il ministro poletti e da ultimo il presidente del consiglio Renzi, come mancare alla prima, annunciano la creazione di nuovi 79.000 posti di lavoro a tempo indeterminato tra gennaio-febbraio 2015 e gennaio- febbraio 2014. a noi tocca ancora una volta scardinare il castello di solide e dure pietre di fandonie con fionde ed archi. Davide contro Golia non è proprio una metafora. I consulenti del lavoro, persone un attimo più serie della compagine governativa, financo del presidente Boeri, ricordano che nell’80% dei casi si tratta di regolarizzazioni di collaborazioni a progetto, partite iva ed altra inutile precarietà. Quindi solo il 20% è “nuovo lavoro”. se poi conside- riamo il naturale tour over del mercato del lavoro, gli 8.060 euro di contributo pubblico per i nuovi assunti, a cui dovrebbero aggiungersi 1,5 mld di euro per il piano Youth guarantee, un insuccesso epocale, abbiamo un effetto nullo. alla fine il lavoro aggiuntivo è in realtà lavoro sostitutivo, pagato
Con i soldi pubblici. alla faccia del rischio di “intrapresa”. Dare ra- gione a brunetta è umiliante: “i nuovi contratti non sono necessariamente posti in più ma trasformazione di vecchi rapporti di lavoro”. Ma non è tutto. un lavoro di mediobanca esamina l’impatto del Jobs act e della legge di stabilità, sgravio irap e più, sul sistema delle imprese. nel documento si legge: quelle che più beneficeranno del Jobs act sono rcs, con un incremento atteso dell’utile per azione del 19,7% in tre anni, l’espresso (+17,8%) e mondadori (+13,5%) tra tlc, media e tecnologici. Seguono finmeccanica (+7,7%) e italcementi (+5,5%) tra i ciclici, banco popolare (+6,5%) e bpm (+5%) tra le banche e hera (+9%) tra le utility.
L’informazione è sostituita dalla notizia. i giornalisti hanno certa- mente delle colpe, mentre l’occhio vigile di chi vede la realtà è cambiato. Il tasso di occupazione, già molto basso rispetto alla media europea, è calato del 5% dal 2008 al 2014, rispettivamente 58,6% e 55,7%; il tasso di disoccupazione dal 2008 al 2014 cresce dell’88,6%, rispettivamente 6,7% e 12,7%; il tasso di inattività rimane stabile al 36%. complessivamente abbiamo più di 6 mln di persone che non lavorano e ci acconten- tiamo di far pagare meno lo stesso lavoro alle imprese? sei mi- lioni di senza lavoro vi sembrano pochi?
Davide contro golia e la ragione contro la calunnia sono qualcosa di più di una semplice provocazione.




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