La scommessa di Landini: Coalizione sociale per non annaspare nel vuoto sociale
di Elettra Deiana
A me sembra che da tempo, molto tempo ormai , la politica - soprattutto quella che presume ancora di potersi fregiare della denominazione “di sinistra” - dovrebbe porsi il problema di chiarire a se stessa, oltre che al mondo, quale sia l’utilità sociale della propria esistenza e anche, a seguire, il senso del proprio ruolo istituzionale e politico. E dovrebbe chiedersi quali siano i legami, o almeno i superstiti collegamenti, con la società, di cui fa parte anche quell’elettorato a cui la sinistra chiede il voto e a cui, nelle scadenze canoniche, fa evanescenti promesse, che non corrispondono a niente. Ma non ci sono, questi legami, non ci sono più da tempo, non ci sono neanche come problema, dilemma, preoccupazione dei partiti. Che vivono nelle loro bolle e si nutrono di autoreferenzialità.
Una società oggi sempre più prostrata e atomizzata dalle politiche neoliberiste, che sono piovute – è bene ricordarlo - da entrambe le parti politiche. Destra e sinistra. E poi messa ko in questi anni, in cui si è manifestata in tutta la sua portata la crudeltà della crisi economico-finanziaria, e in cui è andato in malora tutto ciò che aveva che vedere con la vita delle persone: lavoro, reddito, welfare, sicurezza, futuro dei giovani e via così.
Destra e sinistra ne sono responsabili. Muta lo stile operativo tra la destra e la sinistra – o tra il centrodestra e il centrosinistra - muta la semantica della proposta, muta l’approccio, muta il modo di stare al ricettario della Troika. Ma la sostanza è la stessa e Renzi, con il Jobs act e le sue riforme, ne è il realizzatore finale. Il neoliberismo si è infatti imposto anche grazie al fatto la sinistra ne è rimasta sbalestrata e affascinata ed è entrata senza pensiero critico nel vortice del mondo globalizzato e di tutto il resto.
Il resto è venuto nel tempo, prima quasi impercettibilmente, poi a valanga. Una società sempre più prostrata, frammentata, disossata, individualizzata; un elettorato sempre più sbalestrato e in fuga dal voto; e un vuoto di legami, strumenti, luoghi di partecipazione, corpi intermedi, come vengono chiamati in modo un po’ burocratico. Ma erano il cuore pulsante della politica, gli snodi attraverso cui società e politica trovavano il modo di incontrarsi e in qualche modo parlarsi. Spesso proficuamente, su cose importanti. Oggi c’è il niente oppure gli affidamenti al leader di turno o i rancori anticastali o le spinte antisistema o i populismi dal basso e dall'alto, tutto ciò insomma che oggi occupa lo spazio tra rappresentati e rappresentanti, nel comatoso declino della rappresentanza democratica, che rende definitivamente lontana la politica dalla società. Resta questo della sua storia mentre i partiti continuano a chiacchierare di se stessi, delle possibili alleanze, del come ricollocarsi o fare i conti con chi ha vinto. O chissà che cosa.
E’ quindi tutt’altro che strano che Maurizio Landini, con la sua storia, per cercare una via d’uscita a come vanno le cose, abbia pensato di fare centro sulla vita delle persone, sui loro problemi, i loro bisogni, le loro speranze ma anche su quello che le persone, nonostante tutto, riescono a tenere insieme, fare insieme progettare insieme. L'associazionismo ancora c'è e lascia le sue tracce.
In questi anni in cui è andata avanti la frantumaglia sociale, in cui si sono rotti i legami, sono scomparsi i luoghi di formazione di idee, proposte, progetti pensati e agiti insieme, si sono inevitabilmente affermate le regole asociali del neo liberismo – competizione, individualismo, adattività all’impresa e al mercato e altro. E le parti più deboli della società – la maggioranza invisibile, come la chiama Emanuele Ferragina – ha pagato il prezzo più alto perché ha perso la capacità di vedersi e pensarsi come corpo sociale. E’ scomparsa a se stessa. Il massimo della vittoria del neoliberismo. La vittoria politica e personale della Lady di ferro, quella Margaret Tatcher che diede alla grande l’avvio al cambio di passo della storia novecentesca annunciando che la società non esiste, ci sono solo individui.
A me sembra che nella proposta di Landini ci sia l’idea di rimettere insieme sociale e politico, la società e la politica. A partire, appunto, dalla società che vuole ancora organizzarsi, fare delle battaglie, costruire dei legami sociali e solidali sulle cose. E ci sia la preoccupazione di porre al centro la questione nodale del consenso: da costruire e arricchire, espandere, grazie a questo agire insieme. Agiremo contrattualmente per cambiare le leggi che cancellano i diritti di chi lavora e cercheremo di costruire il consenso per arrivare, se necessario, a un referendum abrogativo. Così più o meno Landini all’incontro romano in cui ha presentato la Coalizione sociale.
E’ solo un primo passo, ovviamente, ma la direzione, stando come stanno le cose, sembra essere quella giusta. Poi si vedrà




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