di Vincenzo Vita

Nella cam­pa­gna elet­to­rale israe­liana la que­stione pale­sti­nese è stata pres­so­ché rimossa. Per non dire delle occu­pa­zioni dei ter­ri­tori o delle stesse riso­lu­zioni Onu. Come sem­pre, però, il voto in un certo modo costringe a qual­che riconsiderazione.

A mag­gior ragione, è urgente che entri in scena il con­sesso inter­na­zio­nale, ricor­dando al nuovo governo che le riso­lu­zioni dell’Onu vanno rispet­tate. Così, è neces­sa­rio che l’esecutivo ita­liano esca dal silen­zio, che d’oro pro­prio non è. Anche per rimet­tere chia­rezza dopo il "pastic­ciac­cio" di quel venerdì 27 feb­braio, quando anda­rono deluse le attese che ave­vano ani­mato tanti di noi, in merito al voto dell’aula della Camera dei depu­tati sullo Stato di Pale­stina. Come depre­ca­bile è stata la rimo­zione seguita a quell’"accidente". Tor­niamo a quell’infausta giornata.

Fu così forte e intensa l’amarezza che — sba­gliando– chi scrive (tut­tora pre­si­dente dell’Associazione Ita­lia Pale­stina) a botta calda tentò in un comu­ni­cato di sal­va­guar­dare almeno la frase "a pro­muo­vere il rico­no­sci­mento della Pale­stina quale Stato demo­cra­tico e sovrano entro i con­fini del 1967", con­te­nuta nella mozione a firma Spe­ranza, Loca­telli e Maraz­ziti. Men­tre lo stesso Pd diede il via libera al testo del Ncd alfa­niano. Dop­piezza non togliat­tiana, molto meno.
"Donab­bon­di­smo" Pd.

Quest’ultimo è un partito-contenitore, in cui alber­gano tran­quil­la­mente un’opinione e il suo con­tra­rio. È vero che il giorno suc­ces­sivo il mini­stro Gen­ti­loni da Tehe­ran fece qual­che aper­tura, ancora tutta da veri­fi­care. Vicenda deru­bri­cata? Pro­prio le ele­zioni israe­liane costrin­gono ora a riac­cen­dere i riflet­tori. Infatti, ha dell’incredibile che l’Italia — sto­ri­ca­mente schie­rata sulla antica parola d’ordine "Due popoli, due Stati"- stia rasen­tando anche qui i bas­si­fondi della clas­si­fica euro­pea, visto che Sve­zia, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia, Spa­gna, Irlanda, Por­to­gallo e Bel­gio hanno deciso per il rico­no­sci­mento, come pure il Par­la­mento della Ue.

È mai pos­si­bile che la linea ita­liana si riveli la più rea­li­sta del re, così subal­terna ai voleri dell’(ex?) governo del pre­mier Neta­nyahu, lar­ga­mente con­si­de­rato uno dei più a destra del mondo? Eppure un appello fu lan­ciato da diverse cen­ti­naia di per­so­na­lità israe­liane, tra cui Gross­man e Yeho­shua, non­ché Amos Oz cui si deve pure il sag­gio (Cor­riere della sera, 4 marzo) «Uno Stato pale­sti­nese è garan­zia per Israele».

E anche in Ita­lia c’è fer­mento. Per dire delle illu­mi­nate e bat­ta­gliere dichia­ra­zioni di Moni Ova­dia. Pur­troppo, però, risor­gono anche forme cen­so­rie, come l’ostracismo verso lo sto­rico israe­liano con­tro­cor­rente Ilan Pappé, cui non è stato pos­si­bile tenere una con­fe­renza all’università Roma Tre. E così altri dibat­titi impe­diti. Il voto non è l’occasione per ripren­dere il dibat­tito pub­blico? Se non sono certo in discus­sione i diritti del popolo ebraico, lo sono le linee oltran­zi­ste e colo­niali di Tel Aviv.

Neta­nyahu ha gio­cato la carta della destra ame­ri­cana, sfi­dando Obama. Gli ser­virà? A quanto pare non tutto fila liscio. Anche nel vil­lag­gio glo­bale. Va ram­men­tato che il 29 novem­bre del 2012 l’Assemblea Gene­rale delle Nazioni Unite votò per il primo sta­dio del rico­no­sci­mento della Pale­stina, Ita­lia compresa.

Un punto di vista demo­cra­tico è urgente per evi­tare che lo Stato della Pale­stina arrivi al tra­guardo finale quando il ter­ri­to­rio su cui dovrebbe insi­stere sarà stato assor­bito dagli occu­panti. La vicenda pale­sti­nese è un ele­mento fon­da­men­tale della poli­tica in e sul Medio Oriente. Il voto per la Knes­set è un pas­sag­gio deli­cato. Il suc­cesso e la cre­scita dei fon­da­men­ta­li­smi potreb­bero, pur­troppo, tro­vare ali­mento in un Par­la­mento di destra. Che non accada.

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