di Daniela Preziosi

La “coa­li­zione sociale” di Mau­ri­zio Lan­dini è appena nata ma già ha pro­vo­cato il primo week end ad alta ten­sione per la sini­stra ita­liana, almeno quella tra­di­zio­nal­mente intesa, sbat­tuta fuori dalla porta (let­te­ral­mente) della riu­nione con­vo­cata sabato scorso a Roma dal lea­der Fiom con le associazioni.

Il par­tito di Nichi Ven­dola è il primo a rea­gire. A prima vista sono applausi per la nuova impresa, che pure si dichiara a chiare let­tere indif­fe­rente alla "casa comune dei demo­cra­tici e della sini­stra", la ’cosa rossa’ fati­co­sa­mente rico­struita lo scorso gen­naio ricom­pat­tando le anime della lista Tsi­pras e atti­rando Civati, civa­tiani e qual­che deluso Pd. "Lan­dini ha una lea­der­ship for­tis­sima quindi quello che fa per me va bene. Se domani fa un par­tito io lo voto, e gli do pure una mano", dichiara di buon mat­tino a Agorà (Rai­Tre) Nicola Fra­to­ianni, depu­tato coor­di­na­tore di Sel. Dalle regioni, dove la sini­stra ven­do­liana ha abban­do­nato più o meno spon­ta­nea­mente l’alleanza con il Pd quasi ovun­que rom­pendo matri­moni lon­gevi e vit­to­riosi (è suc­cesso in Ligu­ria, in Cam­pa­nia, nelle Mar­che e addi­rit­tura in Toscana), arri­vano segnali di entu­sia­smo.

"La coa­li­zione sociale è asso­lu­ta­mente neces­sa­ria", esulta Edoardo Men­tra­sti, ’sel­lino’ e can­di­dato uni­ta­rio del ’can­tiere Altre Mar­che — Sini­stra Unita’, "ed è vitale la costru­zione di un ampio spa­zio sociale per allar­gare la lotta con­tro le poli­ti­che eco­no­mi­che e sociali del governo che aggra­vano la crisi del Paese e restrin­gono pesan­te­mente le basi e l’assetto della nostra demo­cra­zia". Oltre a essere "vitale", la ’cosa lan­di­niana’ sem­bra per­sino e in grado di attrarre un pezzo del mondo a 5 stelle, il che rap­pre­sen­te­rebbe la vera svolta per la sini­stra sociale ma anche poli­tica. Alcuni ex del movi­mento sabato scorso erano infatti pre­senti — e ammessi — alla riu­nione della Fiom.

Ma Nichi Ven­dola usa toni per così dire più laici del suo com­pa­gno mar­chi­giano: Lan­dini "è una risorsa", lo stesso sono "la Fiom e la Cgil" ma il pro­blema della sini­stra "non è la lea­der­ship, è il pro­getto poli­tico e un più grande sog­getto che possa met­tere insieme tante sto­rie e tante espe­rienze e rap­pre­sen­tare una sini­stra vin­cente. Ecco, noi non faremo a Renzi il regalo di chiu­derci nell’angolino della sini­stra radi­cale". Stessa musica da Pippo Civati: "Alla sini­stra serve una pro­spet­tiva di governo. Serve un campo non mino­ri­ta­rio nel quale eser­ci­tarsi". E con­clude invi­tando la "coa­li­zione sociale" mer­co­ledì alla pre­sen­ta­zione della pro­po­sta sul red­dito di cittadinanza.

Lo stesso Fra­to­ianni pronto a ’dare una mano’ a Lan­dini, sabato 21 marzo inter­verrà all’assemblea di tutte le mino­ranze Pd (l’area rifor­mi­sta di Ber­sani, la Sini­stra­dem di Cuperlo, civa­tiani e bin­diani), per l’occasione allar­gata anche intel­let­tuali e espo­nenti di altre sini­stre (anti-renziane). Ci saranno anche sin­da­ca­li­sti della Cgil ma "a titolo per­so­nale", sot­to­li­nea Alfredo D’Attorre. Ieri infatti era cir­co­lata la noti­zia di una pre­senza del sin­da­cato all’assemblea romana. Da Corso Ita­lia, nel giorno delle scin­tille con Lan­dini pro­prio a causa della ’poli­ti­cità’ della nuova crea­tura, è arri­vata invece una secca smen­tita: il 21 marzo la Cgil sarà impe­gnata nella Gior­nata della memo­ria e dell’impegno per ricor­dare le vit­time i di tutte le mafie, tra­di­zio­nale appun­ta­mento della Libera di don Ciotti. "Non è per­tanto pre­vi­sta, in quella gior­nata, alcuna par­te­ci­pa­zione della Con­fe­de­ra­zione a riu­nioni di mino­ranze di par­tito, di altri gruppi o for­ma­zioni poli­ti­che", dice la nota.

La verità è che il con­flitto che si è aperto nel sin­da­cato fra Fiom e Cgil, e cioè fra Lan­dini e Camusso, rischia di com­pli­care la già com­pli­ca­tis­sima vita della sini­stra Pd. Che nelle dichia­ra­zioni uffi­ciali apprezza la ’crea­tura’ di Lan­dini. Per Ste­fano Fas­sina è "un’iniziativa utile, che non va stru­men­ta­liz­zata. Non è un nuovo par­tito. È il ten­ta­tivo di rime­diare all’attuale assenza di rap­pre­sen­tanza del lavoro".

Così per D’Attorre: "Lan­dini va preso sul serio quando dice di non volere fare un par­tito. E Renzi sba­glia a uti­liz­zare que­sto argo­mento per dele­git­ti­mare le ragioni di merito che Lan­dini sol­leva". Ma certo nes­suno non si può far finta di non vedere che le accuse di ’scen­dere in campo’ in poli­tica, non arri­vano solo dal Naza­reno e da Palazzo Chigi, ma più o meno espli­ci­ta­mente anche da Corso d’Italia.

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