Il postino non suona più
di Renzo Massarelli
PERUGIA - Quando a Perugia le poste stavano, ancora negli anni ottanta, a Porta San Pietro, al Crocevia, dove ora c'è un locale per piadine infarcite, e la farmacia Rossi davanti a San Domenico, il bel quartiere di Porta Romana poteva chiedere, si diceva allora scherzando, l'autonomia comunale, disporsi come un paese a sé. C'era la stazione dei carabinieri, la caserma della polizia, i vigili del fuoco, e le donnine tutte già vistosamente attempate come servizio di complemento, in via del Cortone. Poi le poste hanno cercato una nuova visibilità a Piazza Partigiani, accanto alle scale mobili e la farmacia accanto al cinema Lilli e alla statua di Garibaldi. Sarà stata pure una scelta giusta, magari obbligata, ma con il tempo le due maggiori istituzioni del quartiere hanno perso la loro dimensione comunitaria, il chiacchiericcio del quartiere, la frequentazione abitudinaria, la loro funzione simbolica di distretti direzionali e d'identità territoriale. Insomma, hanno obbedito alla nuove leggi dell'economia disponendosi non dove la gente vive ma dove la gente transita, magari con l'auto. Come farebbero i costruttori di autogrill.
Le poste e le farmacie sono i due luoghi di servizio ai cittadini che più si sono trasformate nel tempo seguendo giudiziosamente le tendenze del mercato. Oggi le farmacie non vendono, oltre le medicine, solo pannolini o latte in polvere, ma giocattoli, biscotti dietetici, e poi saponette e prodotti di bellezza, a somiglianza di una profumeria. A guardarle da lontano, con tutti i loro colori, sembrano dei piccoli supermercati.
Le poste, poi, non sono più soltanto il luogo di smistamento delle lettere, il recapito mattutino del postino, ma piccole banche, librerie, agenzie di assicurazioni, società telefoniche, insomma, venditrici di "prodotti". Del resto, si diceva agli inizi, Ministero delle Poste e Telegrafi. Così il segmento di mercato più interessante è diventato quello dei telefonini. Non si scrivono più lettere? logico buttarsi sui messaggini .
Con il tempo, gli uffici postali hanno perso il loro rapporto con il territorio e, in fondo, la loro ragione sociale. Non sono più un servizio pubblico ma aziende, perché tutto ormai viene plasmato seguendo pure logiche mercantili. Non sono aziende anche gli ospedali e non è l'azienda e i suoi valori, l'unica unità di misura del nostro modo di vivere? Così, anche l'ufficio postale di Piazza Partigiani, con i suoi ritmi lenti e la non disprezzabile clientela chiude. Tutto invecchia, anche ciò che sembrava nuovo solo alcuni anni fa. Figuriamoci gli uffici delle frazioni perugine o dei paesini dell'Umbria dove le poste sono ancora e soprattutto il luogo di ritrovo mensile dei pensionati.
E' davvero incomprensibile come l'enorme innovazione tecnologica non abbia abbassato i tempi di attesa e le spese, magari anche per i clienti. Nella sede centrale di Piazza Matteotti, almeno nelle ore di punta, si rischia di perdere la mattinata. Si entra, si aspetta e, dopo un po', ci si chiede: perché il computer non ci ha regalato qualche ora di libertà dall'angoscia delle file? Perché, probabilmente, si risparmia sul personale e forse anche perché, nonostante la filosofia aziendale, viviamo ancora in un mondo dove la burocrazia resta il centro di tutto. Così, ogni innovazione non favorisce i cittadini ma il tornaconto dei padroni del vapore che ci sono sempre, come una volta.
Perderemo sempre di più il senso del valore di un servizio pubblico sino a dimenticarcelo e non riusciremo ad apprezzare, come si conviene, l'innovazione perché resteremo soggetti passivi di decisioni e di opportunità che possono cogliere soltanto pochi privilegiati. I signori della finanza, le varie caste che si mangiano la ricchezza prodotta da chi ne viene escluso.
Adesso la Regione, di fronte alle chiusure di troppi uffici postali, corre ai ripari e offre a condizioni di vantaggio i propri immobili alla grande azienda che una volta si occupava della corrispondenza e delle pensioni. Così sperano di ridurre il danno, a proprie spese. Ma la politica ha abbandonato da tempo i valori dell'interesse pubblico sposando le varie filosofie aziendalistiche, che sono roba diversa dalla necessaria efficienza, all'interno delle istituzioni. Quindi, se il postino non suona più due volte ma solo una e non tutti i giorni di cosa si stupiscono?




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