di Roberto Musacchio

Il duris­simo brac­cio di ferro in corso tra il nuovo governo greco e l’“Europa reale” ha già avuto il pre­gio di mostrare a tutti quale sia la natura della attuale gover­nance del vec­chio con­ti­nente. Parlo, da tempo, di “Europa reale” volendo pre­ci­sa­mente para­go­narla, con tutte le natu­rali dif­fe­renze, ai vec­chi regimi del socia­li­smo reale. Ciò che sta ren­dendo par­ti­co­lar­mente folle, e non solo aspro, il con­fronto inne­stato dalle pro­po­ste, serie e ragio­ne­voli, del nuovo corso greco è pro­prio que­sta con­di­zione dell’attuale Europa che, come i vec­chi regimi dell’Est, sem­bra essere un colosso dai piedi di argilla e tende a rap­por­tarsi con i pro­pri stati mem­bri come ai tempi della “sovra­nità limitata”.

Come si può moti­vare infatti, con qual­che ragio­ne­vo­lezza, l’idea di arri­vare ad una pos­si­bile rot­tura con un Paese chiave del Medi­ter­ra­neo, la Gre­cia, in piena crisi libica, ed ucrai­nica? Appunto una fol­lia. E come si può rispon­dere, sem­pre con qual­che ragio­ne­vo­lezza, alla con­sta­ta­zione evi­dente in sé del fal­li­mento delle poli­ti­che di auste­rità in Gre­cia ma in gene­rale in Europa? In realtà non lo si può.

Per que­sto le strut­ture dell’“Europa reale” e i poteri forti, nazio­nali e sovra­na­zio­nali, che le sosten­gono si trin­ce­rano die­tro uno sta­tus quo che sarebbe immo­di­fi­ca­bile pena il crollo del sistema.

Uso que­sto verbo, trin­ce­rarsi, volu­ta­mente. Lo mutuo da Col­lin­drige che lo usò per cri­ti­care le tec­no­lo­gie che sono pen­sate in modo da risul­tare irre­ver­si­bili, anche di fronte a evi­denti segni di fal­li­mento. Erano i tempi del dibat­tito sul nucleare. E allora prendo a pre­stito un ter­mine dalla fisica, "«entro­pia", per dire che l’attuale sistema euro­peo è insieme pro­dut­tore di caos, entro­pico, e di rigi­dità, si trin­cera. E’ cioè un sistema che assomma i difetti dei grandi sistemi di Usa e Cina eli­mi­nan­done i “pregi”.

La realtà è che la costru­zione della gover­nance della auste­rità ha por­tato a iper­fe­ta­zione un sistema che viene da lon­tano e che ha por­tato l’Europa alla attuale con­di­zione. E’ il modello fun­zio­na­li­stico e inter­go­ver­na­men­tale, quello di Mon­net, che fino ad un certo punto ha avuto il con­trap­peso delle fun­zioni demo­cra­ti­che sta­tuali e del modello sociale pro­gres­sivo ma che poi dege­nera e fa dege­ne­rare il sistema. Ciò avviene già con l’ingresso della moneta unica, cui non si accom­pa­gna una forma di demo­cra­zia euro­pea, che viene invece sop­pian­tata dalle strut­ture tecnocratiche.

Il tutto si strut­tu­ra­lizza ancora di più con la auste­rità. In que­ste ore è squa­der­nato tutto il cam­pio­na­rio di assur­dità messo in campo con i vari six pack, two pack e fiscal com­pact. Si è costruito un mostro isti­tu­zio­nale e giu­ri­dico che rende il sistema strut­tu­ral­mente imper­mea­bile sia alla demo­cra­zia che agli imput della realtà. Per di più ci si è mossi som­mando il metodo comu­ni­ta­rio, con cui si sono fatte le diret­tive, e quello inter­go­ver­na­tivo, con cui si è varato il fiscal com­pact. Con in più l’eurogruppo che in mate­ria di auste­rità fun­ziona più come un con­si­glio di ammi­ni­stra­zione, pesando le quote finan­zia­rie immesse, che come una isti­tu­zione. Si aggiunga al qua­dro l’egemonismo della Mer­kel e i bie­chi inte­ressi di alcuni Paesi pros­simi ad ele­zioni, come la Spa­gna, per capire che l’azione di Tsi­pras sta sco­per­chiando il verminaio.

Un ver­mi­naio che ha inqui­nato i pozzi della demo­cra­zia. Non essen­dosi costruita una demo­cra­zia euro­pea, oggi a chi chiede il rispetto del man­dato popo­lare greco si risponde, irre­spon­sa­bil­mente, che c’è il man­dato elet­to­rale tede­sco. Lavo­rando così, come fa da tempo que­sta scia­gu­rata classe diri­gente euro­pea, a sepa­rare i popoli invece che ad unirli. Una classe diri­gente scia­gu­rata che in realtà è tenuta in vita solo dal com­pito asse­gna­tole e cioè quello di favo­rire il pas­sag­gio dell’Europa nell’ambito del sistema della glo­ba­liz­za­zione capi­ta­li­stica finan­zia­ria. A costo di distruggerla.

Per­ciò le pro­po­ste di Tsi­pras sono dirom­penti e un accordo che ne rece­pisse il senso di mar­cia sarebbe straor­di­na­ria­mente impor­tante. È evi­dente che al di là della que­stione delle cifre le cose in gioco sono il modello sociale e la que­stione democratica.

Uscire da Troika e Memo­ran­dum, le strut­ture incar­di­nate dalla gover­nance della auste­rità per essere rese per­ma­nenti, signi­fica aprire la grande que­stione di un altro modello sociale e di una vera demo­cra­zia. Tsi­pras ha avuto la capa­cità di por­tare lo scon­tro al livello dove esso si pone e cioè quello euro­peo. E la mobi­li­ta­zione popo­lare che lo sta soste­nendo in tutta Europa dice che a que­sto livello comin­ciano ad arri­vare anche i cit­ta­dini euro­pei. Si apre cioè l’unica strada pos­si­bile e cioè quella di una Europa demo­cra­tica e fede­rale. Ma, come per tutte le rivo­lu­zioni, la lotta è dura.

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