Tornano in mente i tempi di “Que linda es Cuba” (Quanto carina è Cuba) una delle più popolari canzoni della “Revolution”, che fu celebre anche nella vecchia Europa.

Con il rilascio di prigionieri “politici”, così definiti da entrambe le parti, è iniziato il “disgelo” tra Cuba e Stati Uniti. La notizia ha fatto il giro del mondo, ben accolta da tutti. Negli anni, dietro la coltre formale di una incomunicabilità che l’embargo americano imponeva anche agli altri Paesi occidentali, i rapporti tra l’Umbria e l’isola caraibica si sono sviluppati sotto traccia con collegamenti istituzionali, scambi culturali, rapporti economici, e anche, in maniera forse addirittura più diffusa e pervasiva, con fattispecie banali come i matrimoni italo cubani.

Una curiosità è rappresentata dalla residenza a Cuba da molti anni a questa parte, di una giornalista perugina d’adozione, Gioia Minuti, ex Paese Sera oggi al Granma (molti la conoscono e qualcuno si ricorderà del suo ex giornale), che è una specie di ambasciatrice informale all’Avana del nostro Paese, essendo il punto di riferimento per molti viaggiatori italiani che si recano nell’isola.

La ripresa dei rapporti con l’America e la possibile fine del bloqueo, hanno riportato a galla una striscia di simpatia verso Cuba di dimensioni sorprendenti e, per molti versi, insospettabili. La rivoluzione cubana, i discorsi di Fidel e le gesta del Che, hanno ammaliato i sogni di generazioni di giovani e, insieme a loro, di schiere di intellettuali, giornalisti, uomini politici che, oggi, dopo anni di silenzio voluto o subito, tornano a manifestarsi.

C’è una discussione su di chi sia, tra Usa e Cuba, la vittoria. Il governo del Paese centroamericano corona l’obiettivo di riportare a casa tre uomini che giudica “eroi”. Sicuramente, come ha detto la Santa Sede protagonista della trattativa, vince la pace.

La politica di apertura di Raoul, che tutti all’Avana giurano condivisa dal fratello maggiore, non deve stupire. Cuba, nonostante lo straordinario stoicismo dimostrato dal suo popolo, esce stremata dagli anni tremendi e drammatici che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sono andati sotto il nome di “periodo expecial”, nei quali era difficile trovare certe medicine e generi alimentari essenziali. Ora le cose vanno meglio e l’isola è riuscita a conservare quelle che sono riconosciute eccellenze del suo sistema sociale, come la sanità ed ha inviato in Africa 500 medici per combattere Ebola. Ma non dispone delle ingenti risorse (che per altro gli sono negate dalla finanza internazionale) che sarebbero necessarie per recuperare il patrimonio edilizio, dotarsi di un vero sistema di trasporti, di una indispensabile rete web, per dire solo di alcuni dei suoi problemi insoluti. Recentemente il Parlamento cubano ha approvato una legge sulla “Inversionextrajera” (gli investimenti stranieri) che, sostanzialmente, assimila le condizioni cubane di attrazione dei capitali esteri a quelle degli altri Paesi.

Se il disgelo progredisce l’isola, che continua ad essere la prediletta dagli americani tra quelle dei Caraibi, sarà invasa da milioni di loro che si porteranno dietro una cascata di dollari. E’ destinata così a finire anche l’utopia del socialismo cubano? Non è detto. Il popolo ha imparato ad essere geloso della sua indipendenza e l’isola, già oggi, ospita milioni di turisti occidentali “ricchi”, della più diversa provenienza. La partita col governo americano cambia di segno, ma rimane aperta.

Ma, al di là delle congetture sul futuro, conviene concentrarsi sullo spiraglio, piccolo ma interessante, che l’apertura di Cuba può offrire alle imprese europee ed anche dell’Umbria che, per i motivi di cui sopra, può trovarsi avvantaggiata rispetto ad altri. Un’avvertenza: chi va a Cuba, indipendentemente dall’opinione politica, trova valori, abitudini e tempi di vita meno competitivi e stressanti dei nostri. Rispettarli può essere utile anche a noi.

 

Leonardo Caponi

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