di Vincenzo Vita

La vicenda delle "pri­ma­rie" liguri costi­tui­sce, pur non essendo certo un uni­cum, una sorta di Capo­retto del Par­tito demo­cra­tico. Giu­sta e con­di­vi­si­bile la scelta di andar­sene di Ser­gio Cof­fe­rati. La sequenza ligure è un po’ come lo sguardo del repor­ter inter­pre­tato da James Stewart che coglie dai par­ti­co­lari l’omicidio ne La fine­stra sul cor­tile di Hit­ch­cock: si intra­vede un corpo offeso da un delitto più o meno per­fetto. La giu­sta scelta di Cof­fe­rati di dire addio al Pd non può rima­nere iso­lata e, anzi, è dove­roso per coloro che si sono oppo­sti fin dall’inizio alla linea di Mat­teo Renzi imboc­care defi­ni­ti­va­mente un’altra strada.

Del resto, la vicenda della legge elet­to­rale, con il cam­bio delle alleanze con­su­ma­tosi al Senato con il pieno appog­gio di Forza Ita­lia al governo, dimo­stra che il par­tito ha cam­biato ormai di natura. Dun­que, ulte­riore spo­sta­mento bru­tale "di linea" ed emer­genza costante della que­stione morale (la vicenda di mafia-capitale è già rimossa?) ren­dono impro­po­ni­bile la coe­si­stenza — ancor­ché con­flit­tuale — tra posi­zioni ormai lon­ta­nis­sime. E’ l’amara presa d’atto di un’impossibilità, al di là di ogni ragio­ne­vole dub­bio.

Tra l’altro, il varo del Jobs Act — volto a ridurre le tutele effet­tive pre­vi­ste per chi lavora — e l’incresciosa sto­ria dell’abbuono fiscale per i ric­chi (prov­vi­so­ria­mente rien­trata) ci rac­con­tano cosa è avve­nuto nella fisio­lo­gia del Pd: non l’ampliamento dei rife­ri­menti sociali, bensì il secco rove­scia­mento della rap­pre­sen­tanza. La prova evi­dente di simile para­bola è lo scarso inte­resse mostrato per le par­tite Iva, vero e pro­prio «non luogo» post-moderno, dove la pre­ca­rietà cerca dispe­ra­ta­mente di affran­carsi dall’indigenza. E via di que­sto passo.

E’ l’essenza omo­lo­gata e omo­lo­gante del cosid­detto par­tito della Nazione, un inter­clas­si­smo ideo­lo­gico senza nep­pure la durezza delle classi in carne ed ossa. Ed è, in fondo, la verità pro­fonda del cosid­detto patto del Naza­reno, ben più di un com­pro­messo: in verità, un vero e pro­prio iper­te­sto, uno stile di con­du­zione del paese. Le "lar­ghe intese" sono assurte a modello di gestione del potere, rispo­sta medio­cre e con­ser­va­tiva alla crisi della poli­tica. Di fronte all’incapacità di darsi una stra­te­gia e pro­grammi meno proni all’egemonia libe­ri­sta, il par­tito unico ita­liano ha scelto per sé la via della subal­ter­nità pura e sem­plice. E’ l’accettazione della irri­le­vanza di una poli­tica dive­nuta tanto pre­po­tente quanto impo­tente. Via via il qua­dro si è fatto chiaro e, pur­troppo, non resta che imma­gi­nare spazi per poter ri-costruire un’idea di poli­tica ade­guata al tempo che stiamo vivendo.

Ecco, qui sta il punto. E’ ben ingial­lita la pola­rità dia­let­tica "unità-scissione". La scis­sione è avve­nuta da mesi, basti guar­dare all’andamento del tes­se­ra­mento. Così, l’inquinamento delle pri­ma­rie toglie la spe­ranza che la demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva e il coin­vol­gi­mento diretto della società nel ciclo deci­sio­nale pos­sano essere l’antidoto delle e alle anti­che pato­lo­gie. L’utopia bella della prima fase del Pd. Insomma, la scelta è — innan­zi­tutto — tra poli­tica e non poli­tica.

Che fare allora? E’ il momento di osare, di rom­pere gli indugi, di vin­cere il don Abbon­dio che alberga nelle oppo­si­zioni troppo caute. Inten­dia­moci. Pro­prio le espe­rienze — spe­riamo — posi­tive di Syriza in Gre­cia e di Pode­mos in Spa­gna mostrano quanto sia sba­gliato ripro­porre i cal­chi del pas­sato. Nep­pure è lecito e pro­dut­tivo rimuo­vere la realtà di 5Stelle, che ha rac­colto molti con­sensi pro­prio nell’area della sini­stra. Prima di discu­tere, dun­que, del con­te­ni­tore è indi­spen­sa­bile met­tere a fuoco con­te­nuti, lin­guaggi e cul­ture di un nuovo sog­getto: dalla Fiom al digi­tale. Serve una «tavola dei valori» su cui pog­giare una rin­no­vata forma orga­niz­za­tiva. E serve un’idea di sini­stra, non solo una sini­stra pur­ches­sia. Pre­sto, non c’è tempo.

Condividi