di Massimo Franchi

Inno­va­zione come nuova ban­diera del sin­da­cato. La Fiom, Mau­ri­zio Lan­dini — spal­leg­giato da Susanna Camusso — mette assieme in un con­ve­gno pro­fes­sori, ita­liani e non — oltre a Mariana Maz­zu­cato, il boc­co­niano sui gene­ris Mar­cello Minemma, fau­tore di una Bce "bad com­pany" per con­ge­lare i debiti nazio­nali, il pre­si­dente dello Svi­mez Adriano Gia­nolla — per chie­dere "di ripren­de­rer il cam­mino dello svi­luppo" con "una vera Europa sociale e un’altra poli­tica industriale".

Nella sala della Regina di una Camera dei depu­tati già in fibril­la­zione per le dimis­sioni di Napo­li­tano e l’elezione del nuovo capo dello Stato, il governo non c’è. Il mini­stro Gra­ziano Del­rio — invi­tato per tempo — è assente giu­sti­fi­cato. Le cri­ti­che sono quindi tutte per Mat­teo Renzi e le sue politiche.

Se sul Jobs act Lan­dini annun­cia un’assemblea nazio­nale dei dele­gati a feb­braio, l’intenzione di "per­cor­rere tutte le strade: quella giu­ri­dica, dei ricorsi per­ché ci sono ampie parti dei decreti asso­lu­ta­mente inco­sti­tu­zio­nali, con­si­de­rato che a parità di lavoro e con­tratto si assi­cu­rano diritti diversi ai lavo­ra­tori" e per­fino l’uso al con­tra­rio dell’odiato arti­colo 8 di Sac­coni del 2010 — "a livello azien­dale si può dero­gare alle leggi e noi lo faremo col con­tratto a tutele cre­scenti" -, è sulla parola "cam­bia­mento" che sof­ferma le sue conclusioni.

"È stato detto che stiamo peg­gio del 2011 e difatti le riforme che il governo Renzi ha fatto sono solo il com­ple­ta­mento della let­tera della Bce e dei dik­tat della troika di quell’anno. Non sono le riforme che ser­vi­vono al paese", attacca il segre­ta­rio Fiom. La per­dita dei diritti, l’aumento delle dise­gua­glianze viene poi legato alla "schi­zo­fre­nia" di un governo che aveva sem­pre negato "la nazio­na­liz­za­zione tem­po­ra­nea dell’Ilva chie­sta dalla Fiom e ora la fa solo per­ché non trova pri­vati dispo­sti a com­prarla". Oppure la riso­lu­zione delle crisi azien­dali di Terni — "Renzi s’è messo la meda­glia anche lì" — o di Elec­tro­lux "basata sui con­tratti di soli­da­rietà che nella legge di sta­bi­lità sono stati defi­nan­ziati e tagliati del 10 per cento". Il rischio è poi che a breve anche "quel poco di indu­stria pub­blica che è rima­sta sia sven­duta": Fin­mec­ca­nica o Eni.

"Per que­sto noi dob­biamo riven­di­care più di altri il cam­bia­mento, l’innovazione". Citando il dato sul numero di impren­di­tori lau­reati — solo il 25 per cento — for­nito da Andrea Ricci, ricer­ca­tore dell’Isfol, Lan­dini ricorda una frase di Romano Prodi: "Non si può essere ric­chi e coglioni per più di due gene­ra­zioni» anche per­ché è "ormai dimo­strato che la pre­ca­rietà porta alla ridu­zione della pro­dut­ti­vità". Per tutti que­sti motivi la Fiom — e la Cgil — vogliono inno­vare i temi delle loro mobi­li­ta­zioni. "La pos­siamo girare come vogliamo, ma dob­biamo assu­mere l’idea di una Europa che abbia lo stesso sistema fiscale e una banca unica". Il pros­simo con­ve­gno della Fiom sarà pro­prio sul fisco, annun­cia Lan­dini, ricor­dando come "il Jobs act e il decreto fiscale con il con­dono sono due facce della stessa meda­glia". Per "allar­gare con­senso e rap­pre­sen­tanza serve mobi­li­tarsi anche su que­sti temi", chiude.

Sulla stessa linea lo aveva pre­ce­duto Susanna Camusso. "Dob­biamo pro­vare ad inno­vare e a farlo senza aggiu­sta­menti in un sistema che non fun­ziona o facendo riforme dello Stato e della Pub­bica ammi­ni­stra­zione che non affron­tano i pro­blemi dello svi­luppo, della ridu­zione della dise­gua­glianza. Se non riu­sciamo a mutua­liz­zare a livello euro­peo il nostro debito, prima o poi arri­ve­remo a discu­tere di uscita dall’Euro", pre­dice il segre­ta­rio della Cgil. Il pro­blema dell’Italia è quindi che "siamo un paese che guarda con invi­dia alle inno­va­zioni degli altri, ma le ripro­po­niamo solo in scala micro: abbiamo intro­iet­tato l’idea che non siamo un paese di inno­va­zione". Per aspi­rare ad "un nuovo modello di svi­luppo pro­viamo a par­tire da alcuni ambiti: l’alimentare e il made in Italy, la cura delle per­sone in un paese che uni­sce invec­chia­mento e lon­ge­vità e, infine, sul ter­ri­to­rio con manu­ten­zione, porti, turi­smo, arte". Parole nuove, per un sindacato.

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