Al Carmine torna la luce
di Renzo Massarelli
PERUGIA - E' cambiato tutto anche se, in fondo, non è cambiato nulla. Basta aspettare che le luci della sala si spengano e, come in una dissolvenza incrociata, si accenda lo schermo, lo stesso che avevamo visto l'ultima volta, quattordici anni fa. Il cinema in fondo è lui, il telone bianco. E' passato un sacco di tempo e chissà se si ricorda ancora le storie che ci ha raccontato dopo tutti questi anni di buio e di silenzio. Uno schermo che non si illumina più è una cosa molto triste. E' come se si fosse spenta la fantasia che è la rappresentazione più spettacolare della realtà. Quando chiuse i battenti, il piccolo cinema del Carmine, come chiamavano il Modernissimo i vecchi perugini per via della chiesa vicina nel quartiere di Porta Pesa, si capì subito che le cose per la città e per tutti noi sarebbero cambiate. E' vero, era solo una piccola sala per film d'essai, molto fuori mano e nello stesso tempo a due passi dai grandi monumenti cittadini, quindi non un trascurabile cinema di periferia. Siccome un cinema così, per così tante ragioni, non poteva chiudere, il fatto che fosse successo ci diceva che il futuro non ci avrebbe regalato nulla di buono. Nel giro di qualche anno chiusero tutte le grandi sale storiche. Il Lilli, il Turreno e infine, un po' più tardi, il Pavone. Ha resistito solo lo Zenith, nel suo piccolo.
Lo stesso quartiere di Porta Pesa cominciò a spopolarsi con via della Viola al centro di un angoscioso processo di decadenza. E' come se la linfa che si liberava dal Carmine si fosse inaridita e avesse disseccato la forza vitale di un'arteria assai importante in quella trama così complessa di strade e di palazzi che è la città antica. In quel tempo capimmo che Corso Vannucci non vale nulla, se non come puro palcoscenico di eventi episodici, se viene meno la vitalità sociale dei borghi e delle sue vie regali che li attraversano per andarsene lontano, verso il mondo.
Con il Modernissimo ormai chiuso si disperse la comunità che di quel cinema rappresentava la forza e l'identità. Si trattava di persone che quando decidevano di uscire la sera non cercavano l'elenco degli spettacoli, magari lo cercavano, ma prima di tutto si trattava di capire cosa c'era da vedere al Modernissimo. Un cinema è un luogo vivo proprio per questo, seleziona sensibilità culturali, interessi comuni e, quindi, aggrega un impasto sociale tutto speciale che alla fine, sera dopo sera, si conosce e si riconosce. Quello spicchio di città, quella Perugia di una volta esiste ancora, magari si avvicina a se stessa e si allontana nel tempo come stormi di uccelli in volo, cambiano i volti delle persone un po' alla volta, ma resiste e dice la sua, anche se non appare sul palcoscenico. Per questo i luoghi della cultura possono essere indistruttibili anche quando le ragioni misteriose del mercato li mettono in disparte.
Quando il 15 ottobre del 2000 uscì su questo giornale un articolo dal titolo "Il Modernissimo che chiude" la città ebbe un sussulto. Ci furono assemblee, polemiche e rabbia, promesse di tavoli di confronto, commissioni di lavoro per trovare delle soluzioni e poi tanto, tanto disinteresse. La città aveva altri problemi, mille emergenze e pochissime idee.
Adesso che lo schermo del Modernissimo si è illuminato di nuovo non possiamo pretendere che tutto sia come prima e non è necessario che lo sia. Ora abbiamo il post Modernissimo che è tutta un'altra cosa, con tre sale, un bar all'ingresso e il profumo di calce fresca. Però lo spirito del luogo è lì, davanti allo schermo di una volta e nella sala di sempre, la più grande. Non c'è più la pellicola, il suo fruscio, gli inevitabili intoppi, ogni tanto. Ora c'è il digitale. Come passare dalla macchina da scrivere al computer. E' volata davvero una lunga stagione. Il miracolo del Post Modernissimo porta il nome di quattro nuovi gestori che sono arrivati all'improvviso, partoriti da una città che non sa più parlare ai giovani perché non ha più nulla da offrire, se non le cose di sempre. Questa volta è andata diversamente. Magari da domani la vecchia linfa tornerà a diffondersi di nuovo nelle vie silenziose del Carmine per far risvegliare la città ripiegata, al solito, dentro i suoi problemi di sempre.
Investimenti puliti, partecipazione popolare, trasparenza, il volto senza ombre di quattro giovani di casa nostra. E' ciò che aspettavamo, alla vigilia di Natale.




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