Il marciapiede in autostrada
“Che non accada più che un ingegnere che ci invidia il mondo si debba confrontare con dei parassiti dello stato!”
Si sfogava così Fedele Cova, l'uomo che sapeva guardare lontano, ad un'opera che era un ideale, come tutte quelle realizzazioni che hanno dato spina dorsale ad una aspettativa democratica, vera e propria svolta della storia.
Lui e il suo staff hanno lavorato perché si creasse un'infrastruttura che in quel momento era fantascienza, soprattutto per un Paese ancora scosso dalle atrocità della guerra mondiale. I vantaggi dell'Autostrada del Sole non sono e non erano da leggere solo nei freddi conteggi economici, ma soprattutto in quelli sociali. La grande Nazione forte e potente, voluta dai giovani intellettuali dell'ottocento e poi ottenuta per mano di un regno, non aveva lo scheletro. Il progetto era giusto, ma il risultato finale no. E' stato come costruire un'opera partendo dagli impianti e dalle mattonelle di finitura del soggiorno. Non c'era la struttura, o, per meglio dire, non era completata. L'Autosole ha rappresentato ossa e sangue della nuova Italia, facendo scoprire quello che noi siamo davvero: un popolo unito nella difficoltà, capace di lavorare duramente e bene; capace di inventare ciò che non c'è. L'Italia da quell'opera ha cominciato a confondersi davvero in un'unità importante, in qualcosa che sa fare e bene.
Cova aveva probabilmente tutto in mente ed è per questo che ha lottato: per far sì che un'opera del genere venisse eseguita in soli otto anni. Cova era un ingegnere, ma anche un uomo di stato e come lui Giuseppe Romita, il Committente politico che gli ha dato potere, forzando le resistenze dell'ANAS di allora. Erano gli italiani che sapevano fare bene perché avevano il coraggio di guardare lontano, al di là di tante frattaglie che ci portano a buttare il naso non oltre il metro che vediamo ancora lucido. Il confine è rappresentato dalle sicurezze che ci danno norme incomprensibili e modelli vecchi e collaudati, quelli che percorrono esigenze ormai superate, quelli che non rispondono ad alcuna domanda se non a quella del rispetto della legge. Il marciapiede in autostrada, chiesto dall'Anas all'ingegnere di Cova, io lo ritrovo nelle lettere di qualche funzionario che ti scrive che il portico di casa tua, visto che grava in una zona di pregio paesaggistico, non deve avere fondazione stabile o che per tagliare un albero secco è necessaria la relazione paesaggistica. Il marciapiede in autostrada si percepisce anche in certa politica ingessata sul particolare, incapace di vedere, in quello che fa, l'economia del vetro rotto di Frédéric Bastiat.
Gli italiani sono diversi. Adesso è il momento buono per collegarsi al futuro, che per grazia di qualcuno già si chiama Europa.
Paolo Felici
www.ediliziario.it




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