di Andrea Colombo

A Roma, se gli inqui­renti ci hanno visto anche par­zial­mente giu­sto, c’era un sistema cri­mi­nale. Ormai lo sanno tutti: gior­nali e tv lo ripe­tono da giorni a getto con­ti­nuo. C’era anche un sistema cri­mi­no­geno, del quale invece non parla nes­suno, anche se emerge dalle mede­sime carte che riper­cor­rono le gesta di Mafia Capi­tale.

Pren­diamo il caso più lam­pante di minac­ciose pres­sioni eser­ci­tate da Car­mi­nati su Man­cini, l’ad di Eur spa. E’ la fac­cenda per cui "il Pirata", allu­dendo a quel Man­cini che defi­ni­sce "un lobo­to­miz­zato", pro­mette: "Mo’ lo famo strillà come un’aquila". La situa­zione non si sblocca e Car­mi­nati insi­ste: "Sennò domani mat­tina vengo su con gli amici… gli fac­ciamo una situa­zione". Alla fine sbotta al tele­fono con Carlo Pucci, il suo uomo di fidu­cia nell’ente Eur: "Devi dir­gli una cosa: che non mi rom­pesse il cazzo a me… Diglielo pro­prio, dì: mi stai rom­pendo il cazzo".

La pres­sione è ine­qui­vo­ca­bile. La minac­cia anche. Del resto que­sto, o anche que­sto, faceva nella vita Car­mi­nati: recu­pe­rava cre­diti. La fac­cenda in que­stione è appunto un cre­dito. Cor­poso: cen­ti­naia di migliaia di euro che Man­cini si rifiuta di sal­dare al Con­sor­zio di Buzzi Eri­ches 29, nono­stante sia già arri­vato il decreto ingiun­tivo del Tri­bu­nale di Roma. Dal con­te­sto sem­bra che senza quel saldo il Con­sor­zio sia desti­nato ad andare a gambe all’aria: di qui il ner­vo­si­smo estremo di Buzzi, fino a che, per inter­po­sto "Nero" e non senza resi­stenze, Man­cini si decide a pagare. Chiun­que cono­sca anche da lon­tano il mondo delle coo­pe­ra­tive sa che il ritardo nei saldi, spe­cie a fronte di spese anti­ci­pate, è una delle moda­lità emi­nenti per affon­dare una coo­pe­ra­tiva o un con­sor­zio. Di fronte al rifiuto di pagare, come si evince dal fatto in que­stione, un decreto ingiun­tivo del Tri­bu­nale è carta strac­cia. L’incazzatura di Mas­simo Car­mi­nati no.

Pren­diamo un’altra scena, più volte rac­con­tata in tv. Buzzi cerca di met­tersi in con­tatto con Anto­nio Luca­relli, potente capo della segre­te­ria di Ale­manno, "un Padre Eterno". Il dot­tore è sem­pre assente. Poi tele­fona Car­mi­nati e quello addi­rit­tura scende in strada di per­sona per garan­tire che tutto è risolto a un Buzzi stra­bi­liato: "Aò, tutto a posto vera­mente! C’hanno paura de lui". Sul cosa dovesse "andare a posto" non è però il caso di sor­vo­lare, come invece fanno un po’ tutti. Luca­relli era l’uomo che stava "sba­rac­cando" la coo­pe­ra­tiva di Buzzi, quello che si era già guar­dato in giro chie­dendo chi fosse pronto a sosti­tuirla. Lo dice nella stessa inter­cet­ta­zione il mede­simo Buzzi, defi­nen­dolo "quello che ha ammaz­zato dall’inizio". In teo­ria la fac­cenda è già risolta. Ale­manno ha già deciso la resti­tu­zione degli appalti tolti alla "29 Giu­gno".

Nella pra­tica, però, i fondi neces­sari Luca­relli non li sblocca. I mezzi ado­pe­rati da Car­mi­nati per far­gli cam­biare idea saranno stati di certo ese­cra­bi­lis­simi e pro­ba­bil­mente ille­gali. Però anche lasciare la vita o la morte di intere coo­pe­ra­tive, magari con cen­ti­naia di lavo­ra­tori all’attivo, in balia degli umori e delle sim­pa­tie poli­ti­che o clien­te­lari di qual­che alto fun­zio­na­rio tanto com­men­de­vole non è.

Pro­prio la vicenda dei rap­porti tra la "29 Giu­gno" è un esem­pio per­fetto di come fun­zioni il sistema clien­te­lare nelle realtà locali. Le coo­pe­ra­tive sociali, si sa, pren­dono gli appalti per asse­gna­zione diretta e non per gara, altri­menti con i pri­vati non ci sarebbe par­tita. La divi­sione degli appalti era stata fatta sino a quel momento divi­dendo la città in "lotti", da asse­gnare cia­scuno a una delle prin­ci­pali coo­pe­ra­tive. Ale­manno decide di cam­biare strada e con una deli­bera lascia a secco la coo­pe­ra­tiva del cen­tro­si­ni­stra: il che, trat­tan­dosi di asse­gna­zione diretta, è nei suoi poteri e nel suo diritto fare.

E’ a quel punto, pro­ba­bil­mente, che si spa­lan­cano le porte per l’infiltrazione di uno come Car­mi­nati, che con la destra ex radi­cale aveva man­te­nuto ottimi rap­porti e che nel "recu­pero cre­diti" era un pro­fes­sio­ni­sta (sia pure senza enfasi: la tele­fo­nata in cui Cal­vio minac­cia di ster­mi­nare tutta la fami­glia dell’insolvente viene fatta dallo spez­za­pol­lici in auto­no­mia dal gruppo, che lo redar­gui­sce per l’iniziativa). Le cose non stanno molto diversamente se si passa alle tan­genti.

Se un fun­zio­na­rio come Luca Ode­vaine può affer­mare senza van­te­rie di essere lui a "indi­riz­zare i flussi" dell’emergenza immi­gra­zione e se nes­suno con­trolla cosa suc­cede una volta ero­gati i fondi, le tan­genti, pre­sto o tardi, sono un destino.

E’ pos­si­bile che l’inchiesta in corso abbia deca­pi­tato l’organizzazione che vam­pi­riz­zava Roma. Ma, se il sistema della clien­tela resta quello che è, un’altra ne pren­derà rapi­da­mente il posto. Magari con all’interno gente meno espo­sta di Car­mi­nati e Brugia.

Condividi