Roma mafiosa? No, il liberismo è marcio e corrotto
Confesso di non riuscire a capire bene, da quello che scrivono i giornali, le reali dimensioni delle attività criminali e del potere condizionante della banda mafiosa scoperta a Roma. Dal clamore mediatico pare che avesse in mano tutta la città o quasi; le notizie reali si riferiscono ad appalti, opere urbanistiche, assunzioni di rilevanza modesta o minore per una realtà di quel tipo.
Dico questo non per sminuire la gravità dell'accaduto, ma perché temo che ancora una volta, dietro l'enfatizzazione confusa, imprecisa e generica dello scandalo, si voglia alimentare una nuova ondata di isteria antipolitica che fa rumore, ma devia l'attenzione della gente e lascia le cose come stanno.
Personalmente la vicenda non mi stupisce e credo che alcune cose andrebbero dette. Non è Roma ad essere marcia. Ha fatto fallimento in tutta Italia il sistema economico, politico e istituzionale, costruito in questi anni, che avrebbe dovuto rinnovare la prima repubblica e che invece si rivela più corrotto di prima.
Le tanto sbandierate "riforme" assunte in nome di una falsa modernità, hanno cancellato la politica e i partiti, scoraggiato e umiliato il controllo e la partecipazione democratica, dato mano libera ai valori e alla pratica dell'affarismo, del guadagno ad ogni costo e senza scrupoli, alle lobby economiche in stile americano in cui la criminalità è parte costituente dell'economia e della vita politica.
E' drammatico pensare che gli ex comunisti del Pds, Ds e i dirigenti attuali del Pd portano, per questa situazione, responsabilità politiche uguali, forse maggiori della destra...
Leonardo Caponi




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