Dopo il voto in Emilia e in Calabria ritessere il filo dell'unità
I risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria confermano che il nostro Paese sta vivendo un vero e proprio terremoto.
Il dato dell'astensione accentua in modo clamoroso il distacco crescente tra cittadini e politica non risparmiando nemmeno quelli (M5S) che hanno rappresentato, per un certo periodo, un elemento di controtendenza.
Il tema vero, dunque, è quello della ricostruzione di una connessione tra politica e società.
Possiamo inoltre aggiungere che, anche la ripresa del conflitto sociale come è avvenuto in questi mesi, in assenza di una proposta credibile a Sinistra, non è affatto detto che sposti in avanti il quadro politico.
I commenti che possiamo fare su questo voto, quindi, non possono che partire dal fatto che stiamo parlando del risultato che ci consegna la minoranza degli elettori.
Partendo da ciò il primo elemento da tenere presente è che il grosso del disagio crescente determinato dalla crisi economica, dalla sfiducia nella politica, si orienta verso l'astensione e, fra i partiti, verso la Lega Nord.
Il secondo elemento è, appunto, la conferma di un trend calante del M5S.
Il terzo elemento, in particolare per il dato emiliano-romagnolo, ci parla di un Pd la cui "vittoria" (la valutazione positiva di Renzi ci conferma la spregiudicatezza e la irresponsabilità del personaggio), è, in realtà, una clamorosa sconfitta poiché una astensione di queste dimensioni in Emilia Romagna è lo schiaffo più pesante che il Pd potesse prendere.
Il quarto elemento riguarda la Sinistra e cioè L' Altra Emilia fuori dalla coalizione e Sel in coalizione in Emilia Romagna e L'Altra Calabria fuori dalla coalizione e La Sinistra in coalizione in Calabria. Il risultato, sempre ragionando in termini percentuali poiché in termini di voti assoluti e sommando le due liste si registra un lieve calo il Emilia Romagna e una lieve crescita in Calabria, è dignitoso: circa il 7% in Emilia Romagna e il 6% in Calabria.
Sono consapevole che di fronte ad un ragionamento di questo tipo viene avanzata l'obiezione che le collocazioni fuori o dentro le coalizioni sono una discriminante per costruire un progetto politico e che, quindi, sono voti che non si possono sommare. Io invece penso che stia proprio qui il problema e il motivo per il quale anche in questa tornata elettorale la Sinistra italiana non è riuscita a intercettare il grande disagio presente nell'elettorato, in particolare nel mondo del lavoro e del precariato.
Per quanto mi riguarda, quindi, questi risultati confermano che senza una ricomposizione unitaria delle forze che stanno a sinistra del Pd e, auspicabilmente, anche con pezzi del Pd che speriamo escano da quel partito, difficilmente si potrà costruire in Italia un polo di Sinistra paragonabile per forza e credibilità a quella che c'è in quasi tutti i paesi europei.
È difficile farlo? Si! Ci sono strade alternative? No! Quindi ripartiamo dalle forze (tutte!) che si sono trovate alla bella iniziativa di Firenze organizzata da Transform il 16 novembre scorso, e che invece a queste elezioni si sono presentate divise, per ritessere i fili dell'unità e costruire una Sinistra degna di questo nome anche in Italia.




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