Rinasce la tradizione del sigaro fatto a mano, arte tutta al femminile
(di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA- Se e' vero il detto che "dietro a un grande uomo c'e' una grande donna", e' certo che uno dei simboli
dell'uomo di successo, il sigaro, e' frutto dell'arte femminile. L'immagine dell'operaia che rolla un sigaro sulla coscia e' una icona, ma non si tratta di un caso singolo. Nei campi storicamente sguadre di operaie seminano, le raccoglitrici poi recidono le foglie da portare all'essiccatoio, e sono le
tabacchine a selezionare le foglie integre di Kentucky per poi stagionarle e fare un sigaro toscano. Questo mestiere d'antan ora torna in auge nei comuni dell'Alta Umbria, al confine con la Toscana, in vista all'imminente ritorno, il 24 novembre, in produzione del sigaro toscano a Km0 e fatto a mano.
Grazie a un investimento tutto italiano della Compagnia Sigarai Toscani (Cst) 'torneremo a produrre il sigaro toscano con le nostre varieta' tabacchicole'' annuncia con soddisfazione il sindaco di San Giustino (Perugia) Paolo Fratini. ''Si tratta - precisa- dell'iniziativa di un imprenditore abruzzese, Gabriele Zippilli, un agronomo che ha creduto nel valore della nostra tradizione e vocazione agricola''. ''Abbiamo gia' assunto e formato otto sigaraie - rende noto Gabriele Zippilli - e dal 24, dopo una burocrazia borbonica, avvieremo una produzione tutta manuale, sia nei campi che nella trasformazione, con un impianto di 4000 mq totalmente a energia rinnovabile. C'e' un po' di magia - sottolinea - nella cura di un prodotto agricolo, senza additivi, a fuoco di quercia diretto che qualifica il nostro sigaro nella fascia di prezzo premium. Il primo anno porteremo in commercio 500mila pezzi che saranno pronti da giugno. Gia' scelto il nome del sigaro artigianale: Mastro Tornabuoni. In omaggio alla manualita' degli artigiani e al vescovo Nicolo' Tornabuoni, ambasciatore mediceo alla corte di Francia, che nel 1574 invio' allo zio vescovo di Sansepolcro dei semi di tabacco poi donati a Cosimo I de' Medici che diffuse la coltivazione nel Granducato''.
''Un brand - ha sottolineato il sindaco Fratini - che richiama la via dello shopping fiorentino e quindi di grande appeal e riconoscibilita' internazionale. Il miglior modo di dare futuro a un Comune che ha voluto preservare le sue radici aprendo, nei vecchi stabilimenti, un Museo Storico Scientifico del tabacco che celebra i suoi primi dieci anni''.
La ripresa della manifattura artigianale del sigaro sta creando un gran fermento nell'area da secoli vocata alla tabacchicoltura e con salde radici storiche a partire dall'esperienza della 'Repubblica di Cospaia', un unicum al confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio che per quattro secoli diede reddito a contadini dediti alla libera (senza dazi) coltivazione del tabacco.
''Il tabacco - sottolinea il direttore del Museo del tabacco Daniele Bistoni - ha pervaso l'anima e la cultura di tutta la cittadinanza ma per le donne di ogni generazione e' un motivo d'orgoglio: le donne che lavorano allo stabilimento erano emancipate e per gli uomini relegati al duro lavoro di campi
sposare una tabacchina era una ricca integrazione al reddito. Ora, San Giustino torna a esprimere la sua vocazione''.




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