Alberto Stramaccioni

 

Nel silenzio dei rappresentanti dei partiti e delle istituzioni si è spento nei giorni scorsi Libero Cecchetti, un autorevole dirigente della sinistra umbra e uno dei padri fondatori della Regione dell’Umbria insieme al primo presidente Pietro Conti.

Nato nel 1922 da una FAMIGLIA MEZZADRILE IN UN PODERE DELLA PARROCCHIA DI Pietralunga si trasferisce poi a Città di Castello e nonostante le gravi difficoltà economiche della famiglia raggiunge buoni livelli di studio. Partecipa alla seconda guerra mondiale e dopo l’8 settembre si unisce ai partigiani nelle zone di Morena e Macchia Buia. Finita la guerra entra nel movimento sindacale e nel 1947 dirige la Federterra a Città di Castello quando  i mezzadri rappresentavano i tre quarti della popolazione.

Ben presto diventa dirigente della Cgil e dal 1958 al 1969 ricopre la carica di segretario regionale della stessa organizzazione in anni di difficili lotte contadine ed operaie per il superamento della storica arretratezza dell’Umbria.

Assieme all’attività sindacale nel dopoguerra si impegna nella ricostruzione del Partito Socialista italiano e vi milita fino ai primi anni sessanta quando aderisce al Psiup un nuovo partito nato dalla scissione socialista contraria ai primi governi di centrosinistra  basati sull’alleanza tra la Dc e il Psi.

La collaborazione tra comunisti e socialisti era per Libero Cecchetti un costante punto di riferimento e cosi nel 1970  con la nascita della Regione è candidato ed eletto per il Psiup Consigliere Regionale ed entra nella prima Giunta regionale come assessore ai servizi sociali mentre partecipa ai lavori della Commissione per lo Statuto ed il Regolamento.

Conclusa la sua esperienza sindacale ed amministrativa è rimasta in lui una profonda sensibilità verso i problemi dei lavoratori e dei cittadini e dopo aver aderito al Pci si è via via riconosciuto nelle scelte politiche compiute dai Ds e dall’Ulivo di Romano Prodi.

Era un uomo profondamente discreto e riservato ,ma al tempo stesso ironico e perspicace nelle valutazioni politiche. L’essenza della sua personalità politica ed umana sta forse in un passo di una delle sue rarissime interviste fattagli da Enzo Coli per “Cronache umbre” nel 2004, laddove lui ,uomo legato alla terra, rivendicava la particolare abilità nel fare gli innesti alle piante, quasi una metafora della sua costante volontà di riconoscersi in una sinistra democratica e plurale, ma soprattutto unita, oltre le tante e logoranti divisioni.

 

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