Crollo del muro, ovvero delusione delle attese
di Leonardo Caponi
Venticinque anni fa, il crollo del Muro di Berlino, liberando l'umanità dal comunismo, avrebbe dovuto aprire un'era di pace per tutto il mondo, consentire l'integrazione europea e garantire benessere e sviluppo ai Paesi dell'est. Le cose sono andate in maniera diversa. Questa non è la sede per riflessioni profonde e le lascio perdere, soprattutto quelle sul crollo dell'Urss.
Mi limito ad osservare che il mondo unipolare (a dominio americano) ha incentivato dovunque le guerre; che il disegno di unificazione, integrazione e sviluppo europei sono in piena crisi, con una stagnazione economica che genera oltre 20 milioni di disoccupati (ufficiali) e che, dovunque, sta ridando fiato a pericolose tendenze separatiste, razziste e fasciste. I Paesi dell'ex blocco sovietico sono stati annessi dal capitale occidentale che fa affari (con massicce delocalizzazioni e investimenti industriali dall'Ovest, soprattutto di Germania e Francia, ma anche Italia) e ha premiato ristrette oligarchie nazionali e umiliato i popoli che doveva liberare. Milioni di persone, uomini e donne, spesso laureate e con alta professionalità, sono state costrette ad emigrare dall'est all'ovest a fare lavori poveri o servili. Polonia, ex Cecoslovacchia ed Ungheria sono divenute le capitali della produzione dei film porno e, con la Romania, centri di partenza e smistamento della prostituzione, analoga, in forme forse più raffinate, a quella africana.
La povertà al limite della sussistenza si è estesa ed impadronita di larghi settori delle popolazioni. L'unificazione tedesca e la sconfitta del Patto di Varsavia si sono rivelate per quelle che in realtà dovevano essere: la creazione di un grande bacino di mano d'opera a basso costo, per ricattare e demolire condizioni e diritti dei lavoratori dell'Ovest, accollando ai popoli dell' Europa "vecchia" e di quella annessa il peso di sostenere una moneta forte che avrebbe dovuto consentire ai finanzieri e banchieri di speculare sui mercati mondiali. Il fatto drammatico è che anche questo disegno che, pur con un alto tasso di ingiustizia, avrebbe fatto ricadere qualche risorsa sull'Europa, è in crisi, perché quasi tutti nel mondo hanno seguito la stessa strada di compressione dei redditi popolari e dei consumi. A questa crisi che avanza dal 2007 e che imporrebbe una massiccia redistribuzione della ricchezza per tornare a far lievitare i consumi, il capitale finanziario, nazionale e multinazionale, risponde "pestando" i lavoratori e intensificando i processi di concentrazione della ricchezza...è la storia di questi tempi in Italia...sinistra unita cercasi!...




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