Dietro il “lusso” si nasconde il nuovo schiavismo
A leggere l’intervista dell’olivettiano dottor Giulio Sapelli (così beata sfacciatagine si definisce), c’è da rimanere esterrefatti. Francamente provo una difficoltà estrema a trovare le parole giuste, per stigmatizzare i concetti da lui usati per condannare l’inchiesta della brava Milella Gabanelli e dei suoi collaboratori. Una giornalista che fa sempre centro con le sue inchieste giornalistiche.
Così “l’olivettiano” per nulla spaventato di passare ampiamente il segno del ridicolo, invoca una bella denuncia penale da parte della proprietà aziendale della blasonata Moncler, perché a dire suo la trasmissione andata in onda domenica sera, avrebbe violato la privacy e l’immagine del noto marchio dell’alta moda. Cosa centri la privacy con la violenza subita dalle povere oche, o con lo sfruttamento delle maestranze che rasenta lo schiavismo, non riesco proprio a capirlo. Dove starebbe il nesso tra le due cose?
Dell’immagine aziendale rovinata, che al contrario tutti pensavano essere un luogo da sogno, un paradiso, perché di quei giubbini con piumino si vedono solo le belle modelle, ha sicuramente ragione. E’ vero dopo quell’ immagini mandate in onda, forse si è rotto l’incantesimo. Così ora tutti gli sfigati e tutte quelle pischelle svampite, che sfoggiano con gretta disinvoltura i loro piumini, sanno da dove vengono.
Sanno quanto sangue, crudeltà e animalesco sfruttamento, sta dietro a quelle luci delle passerelle; che quell’impresario non è affatto un uomo illuminato, ma un bieco industriale sfruttatore ottocentesco. Più li si guarda da vicino, più si capisce che la modernità di questi capitani d’industria sta tutta nella capacità di seguitare a produrre e fare soldi, con il solito sistema colonialista. Solo che per lungo tempo lo hanno saputo tenere nascosto. Potendo così vendere di loro un’immagine edulcorata, una favola.
Certo che il baldo e intraprendente giovanotto Matteo Renzi, nonché capo del governo, dovrà d’ora in avanti stare molto più attento, magari studiandosi bene il curriculum vitae di certi sedicenti industriali. Si perché quelle parole d’elogio da lui spese al convegno, frasi con le quali descriveva l’epopea e la fantasiosa vita dell’'amministratore delegato di Moncler Ruffini, ora che tutti hanno visto da dove arriva tutto quell’oro, risultano davvero fuori luogo, vergognose. Oserei dire odiose perché pronunciate da quel Renzi, che si definisce difensore della povera gente. I reati, come i fatti, caro il mio Sapelli, vanno raccontati non solo perché c’è un diritto di cronaca sancito dalla nostra Costituzione, ma perché un cronista se vuole essere tale, deve sentirsi addosso il dovere di raccontare le storie senza stare a guardare in faccia a nessuno.
Parlare genericamente di industriali scorretti, come pretenderebbe lei, senza entrare nel merito delle singole storie, e un modo per seguitare a permettere a questi sedicenti impresari, di agire indisturbati.
Renato Casaioli




Recent comments
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago