CNA: Usare le risorse della BCE a sostegno delle piccole imprese
Perugia - “Cna lancia un appello al sistema bancario locale affinché la nuova serie di operazioni di rifinanziamento lanciata dalla Bce vada a sostegno delle famiglie e delle imprese del territorio, soprattutto quelle di minori dimensioni che sono riuscite a riposizionarsi sui mercati e che hanno progetti di sviluppo, dimostrando ancora una volta di essere la vera spina dorsale dell’economia. Insomma, per tornare a crescere è indispensabile sostenere anche le piccole imprese, in particolare quelle artigiane”.
Ad affermarlo è Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’indagine condotta in collaborazione con il centro studi sintesi sul sistema del credito nella regione.
“Si stima che le misure adottate dalla Banca centrale europea potrebbero portare in Umbria dai 560 ai 680 milioni di euro, cifra in grado di far tornare gli impieghi ai 14 miliardi del periodo pre-crisi, annullando di fatto gli effetti del credit crunch”. L’indagine ha evidenziato che la chiusura dei rubinetti da parte degli istituti di credito ha portato a una contrazione degli impieghi vivi di ben 18 punti percentuali per le imprese fino a 20 addetti, e cioè quasi 3 punti in più della media nazionale, contro una riduzione del 14% per le aziende di maggiori dimensioni (in Italia – 16,1%).
“Cna – aggiunge Giannangeli - teme che questa boccata di ossigeno proveniente dall’Europa possa andare, ancora una volta, esclusivamente a vantaggio delle imprese più grandi. Il fenomeno della concentrazione del credito infatti è una costante, rilevata anche dall’indagine, dalla quale si evince come negli ultimi anni il 71% delle risorse è andato a favore del 10% degli affidati, per la maggior parte grandi imprese. Ma l’indagine ha rilevato anche un’altra cosa che noi diciamo da molto tempo, e cioè che le maggiori insolvenze si concentrano proprio tra questi grandi affidati, che infatti risultano generare il 76% delle sofferenze. Ecco perché una concentrazione ulteriore del credito non risulterebbe utile a nessuno, neanche ai bilanci delle banche”.
Negli anni della crisi, a fronte di una riduzione degli impieghi in favore di famiglie e piccole imprese, è proprio da questi soggetti che sono venuti gli aumenti più significativi dei depositi. “Per quanto riguarda le imprese le interpretazioni del fenomeno possono essere due: o le aziende che possono permetterselo si avvalgono esclusivamente di proprie risorse, oppure la sfiducia nel futuro è tale e tanta da scoraggiare gli investimenti. Prossimamente andremo ad analizzare anche la questione dei costi bancari. Oggi però lanciamo un appello alle banche, perché diano fiducia a un sistema di piccole e medie imprese che proprio in questi anni difficili hanno dato prova di capacità di reazione, ideando soluzioni originali, individuando mercati nuovi. Se lo faranno – conclude Giannangeli – i vantaggi saranno per tutti”.
Sintesi indagine “Il quadro del credito in Umbria”
Un sistema del credito fondato quasi per intero su imprese e famiglie, sulle quali si concentra il 95% circa degli impieghi e dei depositi nella regione; un credit crunch che si è fatto sentire a partire dal 2011, soprattutto verso le imprese, con una variazione negativa del 5,1% dei finanziamenti concessi; un risparmio, per contro, in crescita sia da parte delle famiglie che delle imprese, a dimostrazione dei timori e delle incertezze nei confronti del futuro; un’incidenza delle sofferenze sui maggiori affidati (normalmente le grandi imprese) pari al 76%. È questo, in breve, il risultato dell’indagine condotta in collaborazione con il centro studi Sintesi su ”Il quadro del credito in Umbria”.
Dallo studio emerge infatti che i soggetti sui quali si concentra il sistema creditizio nella regione sono le famiglie (31% degli impieghi, 77,8% dei depositi) e le imprese. Queste ultime “assorbono” il 63,4% degli impieghi per un importo pari a 13.426 mln di €, una quota considerevole e sensibilmente più elevata della media nazionale (appena al di sotto del 50%), mentre sul fronte dei depositi le imprese umbre si fermano al 17,2%, inferiore di oltre un punto percentuale rispetto al 18,3% della media Italia. Un ruolo decisamente più marginale su entrambi i fronti è quello giocato da amministrazioni pubbliche, istituzioni e società finanziarie.
Andando ad esaminare gli effetti del cosiddetto credit crunch, emerge che in Umbria i suoi effetti si sono cominciati a sentire solo dalla metà del 2011: da questo periodo a metà del 2014 gli impieghi hanno subito una contrazione di 982 milioni di € (-4,4%). Nel periodo precedente (2008-2011), invece, il credito ha continuato ad essere erogato nonostante la crisi economica in atto. Sono state le imprese a risentirne maggiormente, con una contrazione che nel periodo è arrivata a toccare quota – 5,1%, contro l’1,3% subito dalle famiglie. Più consistenti invece le restrizioni subite dalle Amministrazioni Pubbliche (-13,6%) e dagli altri soggetti, che però presentano volumi di impieghi meno importanti. Sempre per lo stesso periodo si registra una tenuta dei depositi delle imprese che in regione continuano a crescere (+8,9%), anche se in misura più limitata rispetto alla media italiana (+13,5%), mentre i depositi delle famiglie sono praticamente in linea con la dinamica nazionale.
Andando ad esaminare nello specifico il sistema delle imprese, emerge che sono quelle più piccole (fino a 20 addetti) a pagare il prezzo più alto, con diminuzioni di ben 18 punti percentuali (quasi 3 punti in più della media nazionale), contro il - 14% delle aziende di maggiori dimensioni (in Italia – 16,1%).
Ma è sul fronte delle sofferenze che emerge una situazione drammatica, con un incremento progressivo e costante dei prestiti in stato di riscossione non certa, raddoppiati sia nel periodo 2008-2011 che nel triennio successivo 2011-2014, superando la media nazionale e raggiungendo i 2.518 milioni di € al 30 giugno 2014. Andando nel dettaglio sembrano essere le grandi imprese ad avere maggiori problemi di solvibilità, con il primo 10% degli affidati della regione che, a fronte di finanziamenti pari al 71% del totale, generano il 76% delle sofferenze.
Una boccata di ossigeno potrebbe arrivare dalla Bce con la nuova serie di operazioni di rifinanziamento alle banche in modo da far affluire i fondi a famiglie e imprese. Con le Targeted Long Term Refinancing Operations (TLTRO) si stima che alle imprese umbre potrebbero arrivare dai 560 ai 680 milioni di euro (a seconda dei criteri adottati per la distribuzione), facendo tornare gli impieghi ai 14 miliardi del periodo pre-crisi.




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