Cottarelli, Floris e l'imbroglio della spending review
di Leonardo Caponi
Ho assistito, casualmente, tra l'indignato e lo sconfortato sulla Sette, all'intervista di Floris al commissario alla spending review Cottarelli. Ovvero la miseria di un modo di fare giornalismo e di uno truffaldino di guardare ai problemi del Paese. Floris ha combinato l'intervista per fare ascolti, lisciando il pelo alla pancia del pubblico e all'isteria antiistituzionale e antipolitica del momento, Cottarelli, col vuoto pneumatico dei suoi discorsi, ha reso evidente il grande imbroglio che c'è dietro la sua "missione".
E' impressionante la forza, l'aggressività e la pervasività della campagna che, su tutti i media, si è scatenata a sostegno della finanziaria del governo Renzi e per convincere tutti che si tagliano gli "sprechi" e non la spesa pubblica utile e che, poi, tutto quel che è pubblico è spreco e inefficienza. Se non al regime, certo ci siamo molto vicini. Nelle domande retoriche di Floris e nelle evasive risposte di Cottarelli, come in tutte le trasmissioni tv e gli articoli di giornale di questi giorni sul tema, c'è anche qualcosa di immorale e di ripugnante.
In due giornate negative, la settimana scorsa, la borsa di Milano ha bruciato qualcosa come 16 miliardi di euro. A quante spending review equivalgono?! Ma di quello non si può parlare: gli sprechi del mondo dei ricchi sono leggi naturali ai quali l'umanità deve solo sottostare...




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