Contributo dall'Umbria per l’unità a sinistra
Siamo un gruppo di compagni e compagne di associazioni e partiti della sinistra che sentono la necessità di una discussione approfondita e collettiva a sinistra; vogliamo proporre una serie di riflessioni che nascono dalla rielaborazione della nostra esperienza diretta.
Vogliamo indirizzare il nostro sforzo a costruire una politica che abbia al centro della sua iniziativa la liberazione e l’emancipazione del e nel lavoro mentre sentiamo acuta l’incombenza della barbarie nella politica, nella società, nei rapporti di lavoro.
La crisi economica è sempre più pesante, negli ultimi due anni 500.000 disoccupati in più; meno del 2% di PIL; e non si intravede una via d’uscita positiva.
Anzi il presidente della BCE minaccia di esautorare il governo e fare lui le controriforme necessarie, se il Parlamento non si adegua alle direttive della BCE. ì
Siamo in una società che nella globalizzazione ha perso non solo peso economico passando dal 5° paese industrializzato al 9° nel mondo, ma che limita ovunque gli spazi di democrazia di autorganizzazione, di poter incidere dal basso sui destini del Paese e dell’Europa.
Il governo Renzi è l’incarnazione di questa fase della globalizzazione con forti tendenze totalitarie, spregiudicatamente usando qualsiasi maggioranza parlamentare possibile.
Tanto da far dire a Bersani: “ci vogliono far diventare un partito unico; le pressioni della destra sono fortissime”.
La politica in Italia e in Europa è tenuta prigioniera nella gabbia del pareggio di bilancio nella dittatura dell’Euro, nella flessibilità e nella precarietà del lavoro con il miraggio della competizione globale.
In realtà siamo di fronte a una vera e propria crisi di civiltà, all’esplosione delle disuguaglianze sociali e all’impoverimento delle risorse disponibili che rendono fortemente duale il pianeta: da una parte le élites che muovono, dicono alcuni studiosi, soldi per cinque volte il PIL mondiale, bloccando la redistribuzione della ricchezza e generando un collasso del lavoro e d’intere popolazioni.
E’ questa una delle cause delle bibliche migrazioni che avvengono in tutto il mondo e nel Mediterraneo in particolare, con i drammi che sono giornalmente sotto i nostri occhi.
Un’autorità morale come il Papa dice “siamo nella terza guerra mondiale” e nessuno nel sistema politico raccoglie questo allarme che è vero nei fatti, nei modi in cui oggi si combatte la guerra.
Disse il Papa al momento della sua elezione “ho pensato ai poveri”, i poveri! “Poi subito alle guerre e a Francesco d’Assisi, l’uomo della pace”.
E’ possibile che dalla Terra di Francesco non giunga un’iniziativa, una profonda riflessione sugli equilibri geo-politici del mondo?
Facciamoci promotori di un incontro con il “Tavolo della Pace” per costruire momenti straordinari di mobilitazione, il nostro silenzio urla la necessità della presenza del Popolo della Pace.
Siamo di fronte alla sconfitta delle istanze di liberazione ed emancipazione del Novecento e questo ci chiede di indagare severamente la nostra storia riappropriandoci criticamente di quella eredità, di quella carica rivoluzionaria che ha posto i grandi temi della autodeterminazione, dell’uguaglianza della redistribuzione della ricchezza e ha indagato a fondo i poteri e i saperi della società.
La trasformazione subita dalla sinistra riformista è evidente: hanno inseguito ed inseguono il fantasioso centro, puntano a disporsi in una posizione intermedia tra le classi sociali per rappresentare interessi e poteri moderati.
E’ una scelta puramente elettorale che non ha nessuna ambizione di trasformazione della società, di redistribuzione e di giustizia sociale. Lasciando così immutati gli squilibri drammatici che sconquassano la società.
Larga parte del PD assorbe i principi della nuova economia di mercato e snatura l’identità di sinistra e l’autonomia di giudizio e di proposta.
1970, anno di approvazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori, legge 300.
La Costituzione varca i cancelli delle fabbriche per riequilibrare i rapporti di forza tra capitale e lavoro, per difendere la dignità del lavoro e dei lavoratori consentendo e garantendo loro le libertà necessarie, l’autorganizzazione in sindacato.
Nascono i consigli di fabbrica e un lungo percorso di conquiste democratiche e di interventi sui ritmi, i carichi di lavoro, i turni; impedendo il licenziamento per rappresaglia sindacale e politica, di reparti confino, di discriminazioni.
Si sostiene, oggi, che in Italia ci sia urgente bisogno di una maggiore flessibilità nel lavoro per competere nella globalizzazione.
Ed ecco, irrompe nella nostra quotidianità il costo della flessibilità e della precarietà nel lavoro, l’assenza di sicurezza, nessuna garanzia e ancora, di nuovo come un tempo, quattro operai muoiono per una fuga di gas in una ditta di smaltimento rifiuti.
La vita stessa, è una variabile dipendente del profitto. Come nei cantieri edili, come alla Thyssen di Torino e sono un miliardo di ore di C.I.G. di disoccupazione crescente, centinaia i morti di lavoro e migliaia gli infortuni gravi.
In questa drammatica condizione sociale fatta di precarietà, flessibilità, orari incontrollati, salari e pensioni da fame c’è un’assenza ancora più forte: la sinistra che della emancipazione della liberazione fa il suo punto di vista sul mondo e costruisce il suo progetto politico.
Noi, lo diciamo subito, riteniamo che il nostro punto di vista, che nasce dalla critica marxista sia necessario a capire il presente, ma sappiamo che non è sufficiente a ricostruire il blocco sociale della trasformazione nel nostro tempo.
Proponiamo un lavoro, l’apertura di una discussione profonda per l’avvio di un processo costituente di una sinistra di trasformazione della società.
Una nuova soggettività politica è qualcosa di più di un partito.
Nasce se segna una nuova visione politica capace di orientare e se si presenta così come una forza che sia una necessità nazionale come una risposta alternativa e originale a ciò che non è solo una crisi economica, politica, morale, ma la necessità vitale di un nuovo sistema politico.
In questo senso, siamo stupiti del silenzio a sinistra sulla nuova legge elettorale Regionale che segnerà i contenuti delle forme democratiche e di rappresentanza. Uno sforzo di elaborazione di proposta di battaglia politica è ancora possibile, sta a noi costruire spazi politici per una nuova rappresentanza, per un nuovo rapporto tra politica e popolo, rilanciando forme di democrazia diretta.
Le differenze, il dissenso tra posizioni diverse sono, nella sinistra, una ricchezza necessaria e quando sono state negate, in nome del primato dell’unità della propria organizzazione politica, hanno subito prodotto un danno per l’intero movimento.
I partiti si sono sciolti, nella sostanza, senza lasciare un’elaborazione, una visione della società, una pratica di relazioni di massa. É questo il terreno della ricostruzione della soggettività politica.
Ad iniziare da un confronto che dovremmo aprire sulle elezioni regionali imminenti, è ovvio che i partiti già costituiti,se non ci sono altri sbocchi politici possibili, sceglieranno da soli come comportarsi.
E’ possibile però, sull’esempio delle europee, riproporre un più vasto schieramento a sinistra che apra un confronto programmatico sull’Umbria.
Le elezioni comunali di Perugia segnano la fine di un sistema di relazioni politiche consolidate in anni di governo; è del tutto evidente che non c’è nessuna opposizione né in Consiglio Comunale né in Città, e già si ripropone lo scempio di Fra’Bevignate e ipotecano le Regionali.
Le elezioni regionali, il loro risultato, non appaiono affatto scontate, né scontato appare il quadro delle alleanze; questa è una opportunità per far emergere contradizioni, priorità, valori per ripensare un uso diverso delle risorse europee che sono parte fondamentale delle politiche regionali.
Né possiamo ignorare il dibattito vero, profondo che si è aperto nel PD nazionale su questioni dirimenti come il lavoro e l’art. 18; gli sviluppi di questo dibattito ci riguardano, riguardano le riaggregazioni e la scomposizione delle forze politiche.
Riteniamo che la lunga transizione italiana non sia ancora finita e che il quadro politico non sia del tutto definito.
C’è uno spazio d’iniziativa di aggregazione di comuni obbiettivi. Dobbiamo utilizzare questi spazi, aprire confronti, iniziative, proposte favorendo così il riaggregarsi di forze della sinistra che vogliono il cambiamento della società.
Anche in Umbria si sentono gli echi della rottamazione in politica, e la fretta del fare esclude la politica del pensare e del costruire alleanze e programmi che affrontino la situazione di allarme sociale che, con i suoi 50.000 disoccupati, è forte e preoccupante.
Da questo punto di vista è incoraggiante che i lavoratori delle Acciaierie Ternane e la città, quasi da soli, abbiano riaperto la trattativa con la multinazionale riproponendo il loro punto di vista sulla fabbrica e sul lavoro.
L’Acciaieria è una ricchezza dell’Umbria, come lo è, per un altro verso, la Perugina, se pure è più critica la vicenda. Tali importanti realtà produttive non riguardano solo il lavoro e l’assetto industriale della Regione, ma i punti di uno sviluppo possibile e la ricostruzione possibile di un blocco sociale.
Esse investono direttamente la politica e la sinistra, con il suo radicamento.
Tra le macerie dei passati partiti politici si può costruire una nuova e avanzata relazione tra il lavoro, il rischio del licenziamento, la disoccupazione, l’umiliazione dell’assenza di lavoro; da tutto ciò può nascere un nuovo senso di appartenenza.
Gramsci diceva: “una nuova generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne la grandezza e il significato, non può che essere mediocre e meschina e senza fiducia in se stessa anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. Fare il deserto per emergere e distinguersi. Una generazione forte tende invece a sopravvalutare la generazione precedente perché è la propria energia che le dà la sicurezza che andrà oltre. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”.
Sembra una profeziapiù che uno scritto di oltre ottanta anni fa: forse un Renzi si aggirava anche allora.
Per questo siamo convinti che è necessario e indispensabile iniziare su questi temi il confronto.
Su queste basi la sinistra unita può aprire un confronto con il PD sui temi delle alleanze e sul futuro della regione.
Ci rivolgiamo alle organizzazioni politiche e sociali della sinistra della trasformazione.
Alle donne e agli uomini che trovano intollerabile lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
A chiunque sia periferico a questo sistema economico e politico.
Ci sono nella società segnali di resistenza, di rivolta che sono il seme della ricostruzione della sinistra radicale. Se non ora, quando?
Pietro Alleri, Marzia Biagiotti, Roberto Bianchi, Eva Busti, Silvano Cacciavillani, Stefano Falcinelli, Claudio Gaggini, Stefano Goretti, Jacopo Manna, Alberto Marri, Paolo Mazzasette, Marcello Ricci, Roberto Suero, Massimo Tacconi, Luciano Tiecco, Stefano Zuccherini.




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