di Alberto Piccinini*

Caro gio­vane Renzi,
Mi per­metto di darti del tu non certo in nome di un’antica con­sue­tu­dine un tempo in voga in certi ambienti, ma per­ché, gene­ra­zio­nal­mente, potrei essere tuo padre, e quindi ti parlo come par­le­rei ad uno dei miei figli.

Mi aveva stu­pito veri­fi­care che tu, dopo aver per mesi soste­nuto che l’articolo 18 (già suf­fi­cien­te­mente mano­messo meno di due anni fa), non era un pro­blema, hai improv­vi­sa­mente espli­ci­tato con grande fran­chezza che cosa inten­dessi dire: che non è un pro­blema… eli­mi­narlo. Nell’ultima riu­nione di dire­zione del tuo par­tito hai poi gene­ro­sa­mente "aperto" ai licen­zia­menti disci­pli­nari, per quei casi – secondo il nuovo testo dell’art. 18 – in cui una per­sona venga accu­sata di un fatto poi risul­tato "insus­si­stente". Molte gra­zie. Ma non vor­re­sti esten­dere la rein­te­gra ai licen­zia­menti eco­no­mici: ciò signi­fica che i datori di lavoro che vor­ranno libe­rarsi di un dipen­dente che "alza la testa" non dovranno fare altro che inven­tarsi un giu­sti­fi­cato motivo ogget­tivo: non ci sarà rein­te­gra nep­pure se risul­terà "mani­fe­sta­mente insussistente"!

Vedi, caro Renzi, il diritto del lavoro è una branca del diritto civile, e deve quindi sta­bi­lire le regole desti­nate a disci­pli­nare un con­tratto tra due per­sone. Con la dif­fe­renza che nel rap­porto con­trat­tuale che vede lo scam­bio tra lavoro e sala­rio, ad una delle due parti viene attri­buto un potere che l’altro non ha: tale potere, che è quello di orga­niz­zare l’impresa, com­prende anche quello disci­pli­nare e quello di inter­rom­pere il rap­porto. Non ci vuole molto per com­pren­dere come, in que­sto modo, si metta la vita di una per­sona nelle mani di un’altra. Tu mi dirai che que­sto avviene in altri con­te­sti, come ad esem­pio in un eser­cito. Ed io ti rispondo che quel tanto vec­chio e supe­rato Sta­tuto che vor­re­sti rimo­der­nare è sorto pro­prio per­ché nel 1970, a distanza di oltre trent’anni da una Costi­tu­zione che aveva sta­bi­lito che l’impresa pri­vata avrebbe dovuto eser­ci­tarsi senza recare danni alla dignità umana, la vita nei luo­ghi di lavoro era pro­prio come den­tro le caserme.

Io fac­cio, di mestiere, l’avvocato del lavoro e tutti i giorni, da quasi quarant’anni, sie­dono di fronte a me per­sone che pen­sano di subire o di aver subito dei soprusi nei luo­ghi di lavoro. Per poter sapere se que­sto è vero o no l’unica strada che hanno è di met­tere la deci­sione delle mani di un giu­dice, terzo ed impar­ziale. Pro­prio quello che tu dichiari di voler evi­tare: sogni un mec­ca­ni­smo auto­ma­tico di risar­ci­mento eco­no­mico (le tanto sban­die­rate "tutele pro­gres­sive" pro­ba­bil­mente signi­fi­cano, solo, che i soldi aumen­tano a seconda dell’anzianità di servizio).

Ma il prin­ci­pale scopo dell’ordinamento giu­ri­dico è quello di ripri­sti­nare la situa­zione di lega­lità: credo che, se qual­cuno occu­passe abu­si­va­mente la casa dove abiti, anche tu pre­fe­ri­re­sti tor­narne in pos­sesso, piut­to­sto che essere risar­cito economicamente.

Mi dici poi che la rein­te­gra­zione è un falso pro­blema per­ché sareb­bero pochi i lavo­ra­tori che negli anni recenti ne hanno usu­fruito: pensi che se si appu­rasse che il numero delle rapine a mano armata fosse cla­mo­ro­sa­mente dimi­nuito, sarebbe motivo suf­fi­ciente per eli­mi­nare quel reato? Non ti viene il sospetto che la forza di una norma con­si­ste soprat­tutto nel pre­ve­nire la vio­la­zione di una legge, piut­to­sto che nel reprimerla?

La verità è che nel momento in cui dichiari di voler favo­rire l’ingresso dei pre­cari nel mondo del lavoro subor­di­nato vuoi ren­dere quel mondo, ancora di più, pre­ca­rio al suo interno, per­ché non tute­lato dall’abuso.

Quando avrai por­tato a ter­mine il tuo pro­getto di "ugua­glianza" tra lavo­ra­tori di serie A e quelli di serie B (col­lo­can­doli tutti in B), a quelli che ogni giorno mi chie­de­ranno se e come difen­dere i loro diritti nel luogo di lavoro, dovrò dare una rispo­sta uni­voca: "Non puoi fare niente, se non vuoi cor­rere il rischio di essere licen­ziato. Il tuo datore di lavoro può met­terti in mezzo a una strada, anche per motivi futili e ingiu­sti, cavan­do­sela con una man­ciata di euro. Quindi magari dedi­cati al golf, così potrai alle­narti a tirare dritto, ma sem­pre con la testa china".

*Avvo­cato del lavoro

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