di Fabrizio Marcucci da Il Giornale dell'Umbria

 

PERUGIA - Manca ancora qualche mese alla scadenza. Ma non date retta a chi sussurra che c'è tempo per decidere e che le cose si fanno con calma. I posizionamenti in vista delle elezioni regionali della primavera 2015 sono già ampiamente in corso. E le carte sono più o meno tutte sul tavolo. Basta saperle vedere.

Sinistra, centrosinistra e affini

Non si spiegherebbe altrimenti la battaglia che si è aperta in seno alla sinistra cosidetta radicale. Vale a dire quell'arcipelago che alle ultime Europee ha trovato un minimo comune denominatore nella lista Tsipras e che, tornato in patria, non sembra trovare di meglio che fare di tutto per distinguersi da chi gli è più vicino.

Sel, Rifondazione, quel che resta dei Comunisti italiani - insomma, tutto ciò che si colloca nella geografia politica a sinistra del Pd - stanno dando vita in queste settimane in Umbria a un vivace dibattito: rinnovare l'alleanza di centrosinistra con i democratici o tentare l'avventura in solitaria perché il Pd a marca Renzi è troppo indigesto? Sullo sfondo ci sono le cosidette elezioni per i presidenti della Province che si dovevano cancellare (elezioni cui parteciperanno solo i consiglieri comunali). Ma la posta davvero in palio è la strategia per il 2015. Dall'atteggiamento che la "sinistra-sinistra" adotterà nell'appuntamento d'autunno (le elezioni per i presidenti delle Province che dovevano sparire) discenderà infatti quasi direttamente quello che verrà tenuto alle Regionali.

E comincia a circolare, sul web e non solo, una definizione, "Sinistra umbra", che pare proprio indicare un orizzonte, anche perché la trasversalità è grande sotto il cielo della sinistra. I pezzi delle varie formazioni che dovessero decidere di non rompere col Pd infatti, potrebbe confluire lì, in quel contenitore, lasciando ai "vecchi" partiti, magari, l'onere di costituire il polo "alternativo". Gli schieramenti si vanno definendo: da un lato lo stato maggiore del Prc, che spinge per la via dell'autonomia; dall'altro pezzi vari di sinistra, l'assessore regionale Stefano Vinti, che di Rifondazione è stato per lungo tempo segretario regionale, e, è notizia di ieri, Elisabetta Piccolotti, astro nascente di Sel, che in un'intervista al Messaggero ha fatto un'ampia apertura di credito al centrosinistra versione umbra.

il partito democratico

Sullo sfondo c'è un "non detto". Che è quello della ricandidatura di Catiuscia Marini alla presidenza della Regione. Vinti, Piccolotti e gli "aperturisti" infatti danno per scontato che chi correrà per il centrosinistra alle Regionali 2015 sarà l'attuale presidente. In caso di "cambio di cavallo" tutto probabilmente verrebbe rimesso in gioco. E dopo i sussulti dei mesi scorsi all'interno del Pd infatti, nessuno pare mettere in discussione la cosa.

A settembre la presidente dovrebbe diventare ufficialmente candidata alla rielezione, ovviamente con l'avallo dei vertici nazionali del partito. E da lì ricomincerà la sua corsa. In un orizzonte del genere gioca - o meglio, ha giocato - molto la "caduta" di Perugia. Gli oppositori interni al partito si sono resi conto che tirare troppo la corda può risultare controproducente. E c'è da scommettere che in pochi si sentiranno di minare la presidente.

I grillini e la legge elettorale

C'è un'altra questione che scorre ancora sottotraccia. Quella relativa al Movimento Cinque stelle. Con tutta probabilità infatti, alle Regionali del prossimo anno ci sarà anche un candidato grillino. Un fatto questo in grado di cambiare non poco gli equilibri, come si è già avuto modo di vedere alle Comunali di Perugia della scorsa primavera. E la cosa sta già producendo almeno un effetto: la legge elettorale che il consiglio regionale dovrà approvare entro l'anno sarà quasi sicuramente a turno unico, con forte impronta maggioritaria.

È del tutto evidente infatti che il partito di maggioranza, il Pd, non trarrebbe alcun giovamento da un sistema a doppio turno che, anzi, l'ha visto pesantemente penalizzato nel comune capoluogo (con i grillini in campo, un'eventuale ricorso al ballottaggio sarebbe delicato per il candidato di centrosinistra, che rimane comunque il favorito, conti e precedenti elettorali alla mano). Ed è altrettanto evidente che il Pd farà pesare tutta la sua forza all'interno dell'assemblea di Palazzo Cesaroni in questo senso. Non è un caso che le flebili voci che si erano alzate in quel partito in favore del sistema "alla francese" si siano quasi subito acquietate.

Centrodestra per due

Di più. In questo orientamento verso il turno unico, il Pd potrebbe trovare un valido alleato in Forza Italia. Di mezzo c'è la candidatura - l'unica ufficializzata per il momento - del sindaco di Assisi, Claudio Ricci. Che, uscito dal suo partito - Forza Italia, appunto - corre da solo puntando a costituire una sorta di "polo civico" che raccolga gli scontenti di destra e sinistra. Questo movimentismo di Ricci non è visto di buon occhio dal suo ex partito, che punta a circoscriverlo.

Come? Anche con una legge elettorale a turno unico, appunto, che ridimensionerebbe di molto il "potere contrattuale" dei potenziali outsider: i grillini, come lo stesso Ricci. Se questo è il quadro dunque, il centrodestra andrebbe alla sfida con due candidati: il "movimentista" Ricci, a cui si affiancherebbe comunque una candidatura più "classica" di centrodestra (anche se il Nuovo Centrodestra, e non solo, non ha nascosto ultimamente simpatie per l'attuale sindaco della città di Francesco).

E qui si arriva al nodo di Forza Italia e dei suoi alleati. La vittoria alle Comunali di Perugia ha infatti galvanizzato una destra che ha raggiunto un risultato insperato all'inizio di quella battaglia. Solo che nel capoluogo è stato azzeccato, anche se dopo una vicenda piuttosto tortuosa, il candidato. E quest'ultimo non ha sbagliato una mossa in campagna elettorale. Di più. La vittoria di Perugia è stata ottenuta addirittura evitando il ricorso a quella società civile verso la quale FI è stata tentata più volte per invertire la rotta delle tante sconfitte subite. È possibile una via perugina alle Regionali per Forza Italia? È possibile per i berlusconiani tentare seriamente di competere per la poltrona più alta di Palazzo Donini. Manca ancora qualche mese alla scadenza, come si diceva. E nonostante ci sia chi sussurra che c'è ancora tempo per decidere, dietro le quinte di movimento ce n'è. E pure parecchio.

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