Alfiero Grandi

Renzi ha inver­tito con destrezza le prio­rità da lui stesso annun­ciate, pun­tando sulle “riforme” in Ita­lia per ten­tare di otte­nere fles­si­bi­lità, anzi­ché insi­stere per modi­fi­care l’austerità euro­pea. Per ammor­bi­dire l’austerità che tut­tora domina nelle poli­ti­che euro­pee non bastano i gio­chi di parole. In realtà Renzi è in con­ti­nuità con Monti e Letta più di quanto non voglia ammet­tere. Tanto che tra i “com­piti a casa” e le “riforme” c’è sostan­ziale con­ti­nuità. Nell’Europa dell’austerità è por­tato ad esem­pio chi i “com­piti” li ha già fatti e, secondo Dra­ghi, ha otte­nuto risul­tati migliori dell’Italia, quindi spazi per acco­mo­da­menti non ci sono. Altri­menti c’è la troika.

Siamo all’inizio di una pre­si­denza ita­liana del seme­stre euro­peo non bril­lante, con Renzi costretto a cer­care dispe­ra­ta­mente risorse.

Avere messo l’obiettivo di impri­mere una svolta alle poli­ti­che euro­pee in subor­dine alle “riforme” è stato un errore. Pun­tare sulle aper­ture della Mer­kel è un com­por­ta­mento per lo meno pro­vin­ciale, che sot­to­va­luta il peso delle forze che in Europa vogliono man­te­nere poli­ti­che di auste­rità, con l’obiettivo di uno spo­sta­mento per­ma­nente dei rap­porti di forza a favore delle classi domi­nanti, per avere mano libera nella con­cor­renza internazionale.

Per que­sto sono impor­tanti i 4 refe­ren­dum con­tro l’austerità, che pos­sono con­tra­stare una dif­fusa ras­se­gna­zione e aiu­tare a rea­gire con­tro i peri­coli per l’occupazione e i più deboli.
Ci sono dubbi sulla pos­si­bi­lità di otte­nere que­sti risul­tati con i 4 refe­ren­dum. Tut­ta­via è dif­fi­cile negare che sia posi­tivo che con­tro l’austerità sia stata presa un’iniziativa con­creta, poten­zial­mente di massa. La cri­tica all’austerità finora non ha tro­vato forme ade­guate per espri­mersi. Da qui il dub­bio che, mal­grado l’evidente inca­pa­cità dell’austerità di risol­vere la crisi e la cre­scente ingiu­sti­zia sociale non vi fos­sero reali alternative.

Senza alter­na­tive anche le poli­ti­che più avver­sate fini­scono per essere subite. La sini­stra poli­tica e sociale ha la respon­sa­bi­lità di non essere riu­scita a dare cre­di­bi­lità e forza ad un’iniziativa con­tro l’austerità, capace di deli­neare un’alternativa poli­tica ed eco­no­mica ai Moloch distrut­tivi delle per­cen­tuali pre­vi­ste dal patto di sta­bi­lità.
Con i refe­ren­dum ini­zia un per­corso di mobi­li­ta­zione di massa con­tro l’austerità.

I 4 refe­ren­dum pas­se­ranno il vaglio della Corte? Si può argo­men­tare che nes­suno dei 4 refe­ren­dum apre pro­blemi nella finanza pub­blica per­ché col­pi­scono il di più che è stato inse­rito nella legge 234 che attua il nuovo (infau­sto) arti­colo 81 della Costi­tu­zione. E’ bene che i que­siti refe­ren­dari siano pre­sen­tati alla Corte da cen­ti­naia di migliaia di cit­ta­dini con argo­men­ta­zioni rap­pre­sen­ta­tive del males­sere del paese. In pas­sato la Corte ha aggior­nato con corag­gio il suo orien­ta­mento.
I 4 refe­ren­dum sono stati for­mu­lati tenendo conto dei vin­coli del nuovo arti­colo 81 della Costi­tu­zione e del Fiscal com­pact, un trat­tato tra Stati che ci crea obblighi.

I refe­ren­dum hanno nel mirino le esa­ge­ra­zioni della legge attua­tiva, forse con­se­guenze di impe­gni non scritti, ma sono una cri­tica a tutta la poli­tica di auste­rità e con­sen­tono di pre­pa­rare ini­zia­tive per obiet­tivi più ambi­ziosi come la revi­sione dell’articolo 81 della Costi­tu­zione, ripri­sti­nando la sovra­nità del governo e del par­la­mento sulle scelte, e la revi­sione del Fiscal com­pact.

Occorre rimet­tere in causa il Fiscal com­pact e la ragna­tela di impe­gni che obbli­gano all’austerità anche quando pro­vo­cano da 7 anni reces­sione e disoc­cu­pa­zione. Il neo­letto par­la­mento euro­peo e la nuova Com­mis­sione devono porsi l’obiettivo della revi­sione dei Trat­tati. Il governo e il par­la­mento dovreb­bero porre il pro­blema già nel seme­stre di pre­si­denza ita­liana. Anche il Pse ha chie­sto di rive­dereFiscal com­pact e poli­ti­che di auste­rità.
Va ridi­scusso aper­ta­mente il ruolo della Bce. Da tempo si chiede di alli­nearne ruolo e poli­ti­che alla Fede­ral reserve, per la cre­scita, teo­ri­ca­mente pre­sente nel patto di stabilità.

Va inter­rotta la rega­lia alle ban­che che rice­vono denaro a costo pres­so­chè zero e poi com­prano titoli pub­blici rea­liz­zando un enorme gua­da­gno. Per­ché la Bce non com­pra diret­ta­mente debito pub­blico, almeno oltre il livello del 60%, men­tre può fare que­sto regalo alle ban­che? I 4 refe­ren­dum sono l’occasione per lan­ciare ini­zia­tive a livello nazio­nale ed euro­peo per cam­biare in radice l’austerità e i suoi stru­menti. Pun­tare tutto sulla flessibilità

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