di Roberto Ciccarelli

Era solo una que­stione di tempo. Ieri il pre­si­dente del Con­si­glio è uscito dalla bolla in cui vive e sem­bra avere ricon­qui­stato un con­tatto con la realtà. In un’intervista andata in onda su La7 ha ammesso che sarà «molto dif­fi­cile» arri­vare alla stima dello 0,8% con­te­nuta nel Def. Ma poi non ha resi­stito e si è pro­dotto in una teo­ria eco­no­mica sin­go­lare: "Che la cre­scita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cam­bia niente per la vita quo­ti­diana delle per­sone". "La nostra prio­rità è lavoro. Ma le sta­ti­sti­che, credo, ini­zie­ranno a miglio­rare solo dal 2015". E il prin­ci­pio di realtà, risco­perto nella prima parte della frase, è scom­parso d’un colpo. Forse per­chè gli ita­liani ten­gono mol­tis­simo all’abolizione del Senato e alla legge elet­to­rale. Cioè alla bolla in cui vive il sistema poli­tico in quest’estate sur­reale. La bolla in cui vive lo stesso Renzi.

Per­ché una cre­scita all’1,5% è cer­ta­mente diversa da una cre­scita allo 0,3%, quella sti­mata ieri dal Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale che ha riag­gior­nato la stima sul Pil ita­liano per il 2014. Se ci fosse una simile cre­scita, per­sino l’auspicio di Renzi potrebbe essere veri­fi­ca­bile nei fatti. La cre­scita sarebbe infatti il pro­dotto anche di un nuovo lavoro che tut­ta­via non verrà nè nel 2014 nè nel 2015. L’Fmi sostiene che il Pil sarà all’1,1%. Ad oggi, con l’ormai rico­no­sciuta “jobless reco­very”, cioè la cre­scita senza occu­pa­zione fissa, non c’è alcuna cer­tezza di que­sta stima. Serve a rin­cuo­rare Palazzo Chigi che ieri ha visto il bara­tro in cui si trova. Se crisi ci sarà, verrà dalla realtà illu­strata dal Cen­tro studi di Con­fin­du­stria nella sua “con­giun­tura Flash” di luglio:

“E’ sem­pre più palese — scrive il cen­tro studi — la con­trad­di­zione tra una Bce che fa tutto quel che può per con­tra­stare la minac­cia di defla­zione e tutte le altre poli­ti­che che verso la defla­zione spin­gono, sia come mec­ca­ni­smo di aggiu­sta­mento degli squi­li­bri com­pe­ti­tivi sia come con­se­guenza dei bilanci pubblici”.

Renzi, e il mini­stro dell’Economia Padoan, sono costretti ad andare in dire­zione della defla­zione, radi­cando sem­pre più la reces­sione in atto, come dimo­strano gli impie­tosi dati snoc­cio­lati ieri dall’Fmi e pochi giorni fa dalla Banca d’Italia.

la Ger­ma­nia cre­scerà quest’anno dell’1,9%, per poi ral­len­tare a un +1,7% nel 2015, più di quanto annun­ciato ad aprile; per la Fran­cia è attesa una cre­scita dello 0,7% nel 2014, con un’accelerata all’1,4% nel 2015; per la Spa­gna +1,2% e +1,6%. In gene­rale per il Fmi la cre­scita di Euro­lan­dia resta «debole» ma anche "diso­mo­ge­nea", sotto il peso della per­si­stente fram­men­ta­zione finan­zia­ria, di pro­blemi nei bilanci pub­blici e pri­vati e dell’alta disoc­cu­pa­zione. Il pil dell’area euro si espan­derà dell’1,1% nel 2014, per poi acce­le­rare al +1,5% nel 2015. Nubi anche sulla cre­scita mon­diale. "Restano rile­vanti rischi al ribasso" avverte il Fondo mone­ta­rio, indi­cando i peri­coli legati all’andamento dei prezzi petro­li­feri, per via delle crisi in Ucraina e Medioriente.

L’Eurotower "deve con­ti­nuare a soste­nere l’attività" auspica il capo eco­no­mi­sta del Fmi Oli­vier Blan­chard. Dopo aver sot­to­li­neato come le recenti misure adot­tate dalla Bce siano "apprez­zate", Blan­chard ha osser­vato che "è troppo pre­sto per valu­tarne gli effetti, ma se la dina­mica infla­zio­ni­stica resterà osti­na­ta­mente bassa, ulte­riori misure dovreb­bero esser prese in con­si­de­ra­zione". Ancora, Blan­chard ha evi­den­ziato come la revi­sione qua­li­ta­tiva degli asset delle ban­che euro­pee, attual­mente in corso, sia "cru­ciale" per rista­bi­lire la fidu­cia nel sistema ban­ca­rio e miglio­rarne la capa­cità d’intermediazione.

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