Il risultato dell’incontro al ministero conferma le peggiori previsioni per il futuro della siderurgia ternana. I tanti tuoni di anni, colpevolmente sottovalutati dal governo, si sono trasformati adesso in una tempesta. La volontà della multinazionale tedesca di porre fine all’ast quale impianto a ciclo integrato di produzione dell’acciaio, con la chiusura di uno dei due forni nel prossimo futuro e il licenziamento di oltre cinquecento lavoratori, va inequivocabilmente respinta.

E’ ormai urgente la costruzione di un fronte largo a difesa del lavoro e della dignità del nostro territorio,  a partire dalla mobilitazione annunciata domani dai sindacati alla quale Rifondazione Comunista aderisce convintamente. Non solo va rifiutato il piano di dismissione progressiva delle acciaierie, ma occorre adesso avanzare l’unica controproposta in grado di garantire produzione e occupazione, senza lasciare indietro nessuno: quella della ripubblicizzazione dell’acciaieria. Terni non deve morire.

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Terni

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